Archivi del mese: gennaio 2008

Un po’ di cose…

L’altro ieri ho avuto una mezza crisi isterica: non sopporto il fatto che viviamo in “ruffianocrazia”. Sono un pochino troppo idealista per stare bene al mondo, a volte me ne rendo conto. Ciò non toglie che mi dà fastidio, sarà che sono troppo presentuosa per leccare il culo, preferisco non ottenere ciò che voglio che ottenerlo a certi prezzi. Sono una persona contraddittoria, ma coerente nelle sue contraddizioni. Io sono quel che sono e non mi importa se agli altri non va bene, io non cerco di rabbonire le persone, se mi girano i cinque minuti mordoA denti stretti! A fanculo i grandi traguardi, io detesto i compromessi, soprattutto quelli che non vale la pena fare, ovvero il 99% dei casi (mi ritrovo abbastanza nella definizione di “cinico” che dà Nonciclopedia). Il mio slogan?! Sempre quello…”Fuck forever, if you don’t mind”. E…a proposito, domani Babyshambles…oddio, wow…non vedo l’ora! Peeeeeeeeeeete, arrivoCuore rosso! Inoltre, giusto per ricollegarmi ad un intervento di qualche tempo fa, mr. Doherty ama i gatti e questo le rende ancora di più un uomo adorabile, (vedi foto: quello dev’essere uno dei suoi numerosissimi mici, Littlepotatos, nome allucinante per un gatto, ma è Pete). Infine, la mia ultimissima ossessione,  di un paio d’ore fa. Quello coi capelli rossi è Patrick WolfCuore rosso e continua la tradizione degli uomini ambigui, ma perché?! Certi gusti, solo io…Comunque, aspetto..ehm…eccentrico a parte, il ragazzo (24 anni) ha una gran bella voce, del talento ed è già al terzo album. Poi suona piano e violino e non so bene cos’altro. Mammma mia questi inglesi…se penso al nostro cosiddetto “Belpaese” piango, le nuove leve della musica italiana sono i FinleyNauseato! Disgusto! Non che prima fossimo messi meglio…non me ne vogliano i fan, ma la Pausini, Ramazzotti, Antonacci, Ferro ecc. non sono esattamente il mio genere. Sigh…! Da noi un signor Wolf (no, non quello di Pulp Fiction) nascerà mai?! Chi sono gli eredi dei grandi cantautori (parlo di De Andrè, che purtroppo ci ha già lasciati, Guccini e De Gregori che non credo siano eterni) italiani?! Qualcuno uscito da Amici?! Io avevo grandi speranze nelle Lollipop, ci sono rimasta male quando…a proposito, che fine hanno fatto?! A bocca apertaMa per favore…! Bisognerebbe andare a vivere nelle terre della vecchia Albione, loro non hanno gente come CalderoliNauseato (giusto per fare un nome solo, ma ce ne sarebbero tanti) in Parlamento e invece hanno gruppi, anche emergenti, di tutto rispetto.  E se mi trasformassi in un gatto e mi presentassi alla porta del signor Doherty?! Sarebbe un’idea…Anche perché Silvio tornerà al GovernoArrabbiato, temo, e la situazione potrà solo peggiorare…e pensare che più in basso di così, c’è solo d scavare. Medioman…aiutaci tu, non ci resta altro! Ultimissima cosa, vorrei fare un inchino (semi) pubblico agli appunti di Luca…se non ci fosse bisognerebbe inventarlo (o presentarsi a lezione sempre e comunqueA bocca aperta) , grazie, grazie, grazie!
 
 
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Speed of Pain

Io quei giorni in cui subisco l’influenza del mondo esterno non li sopporto…odio ciò che interferisce col mio essere una persona cinica, egocentrica ed a volte pure un po’ stronza (ce li avrò dei pregi?!) e mi fa sentire piccola, fragile, vulnerabile e indifesa.  Giorni così…giorni da canzoni come questa, bella bella bella e bella ancora! 

Speed Of Pain (Marilyn Manson)

They slit our throats like we were flowers
And our milk has been devoured
When you want it, it goes away too fast
Times you hate it, it always seems to last
Just remember when you think You’re free
The crack inside your fucking heart is me
(thought, not spoken):
I wanna outrace the speed of pain for another day
I wanna outrace the speed of pain for another day
I wish I could sleep but I can’t lay on my back
Because there’s a knife for everyday that I’ve known you
When you want it, it goes away too fast
Times you hate it, it always seems to last
Just remember when you think you’re free
The crack inside your fucking heart is me
(thought, not spoken):
I wanna outrace the speed of pain for another day
I wanna outrace the speed of pain for another day
Lie to me, cry to me, give to me I would
Lie with me, die with me, give to me
I would
Keep all your secrets wrapped in dead hair always
Keep all your secrets wrapped in dead hair always
Lie to me, cry to me, give to me
I would
Lie with me, die with me, give to me
I would
I hope that we die holding hands for always
I hope that we die holding hands for always
I hope that we die holding hands

Love is…

Innanzitutto, ci terrei a precisare che questo intervento nasce grazie all'(o per colpa dell’) ispirazione sorta in seguito ad una conversazione telefonica avuta con Lau. Per la precisione, lo spunto che ha dato il via al discorso che segue è la frase,”Vali, tu che credi nell’Amore…”. Non avevo mai considerato me stessa come qualcuno che crede nell’Amore, così ho iniziato a farneticare inmerito, con Lullaby dei Cure in sottofondo; ecco il risultato!

L’Amore…cos’è?! E soprattutto, esiste?! Per come la vedo io l’Amore, con l’articolo determinativo davanti, non esiste. Il problema sta proprio nella “determinazione”, non è possibile rintracciare una definizione univoca del concetto, per ognuno quella parola ha un significato diverso, frutto di ciò che ha affrontato nella vita. Sarà che ormai sono in una barca che mi trascina verso un naufragio solipsistico, ma io diffido sempre di quello che mi viene dato in pasto come prodotto preconfezionato. Ho una testolina matta che mi piace usare, un cervello pulsante che plasma i concetti addosso a se stesso. Io all’Amore non credo, credo alla mia visione dell’Amore, per il semplice motivo che l’ho sperimentata, ci sono stata immersa fino al collo ed ho rischiato di affogarci. Il modesto parere che mi porto dietro è basato sulla mia esperienza in prima linea ed è soltanto questo che mi induce a reputarlo, in qualche modo, vero. L’Amore secondo Vali è una cosa strana, inconcepibile a livello razionale, perché non può venir catturato da una definizione stabile. Sì, vabbè, Spinoza ha posto l’assioma “L’Amore è una Letizia accompagnata dall’idea di una causa esterna”, ma mi pare un po’ limitativo…con tutto il rispetto per il filosofo olandese, credo sia per ignoranza circa l’esperienza dell’Amore che ha posto una sentenza del genere, la quale rende determinabile e semplice un evento che non è determinabile, nè tanto meno semplice. Per me l’Amore è stato una scoperta terrorizzante e totalizzante, direi terrorizzante perché totalizzante. Ancora una volta il problema è il mio ego in esubero: ho afferrato una qualche forma di consapevolezza che l’Amore esiste, il giorno in cui mi sono resa conto che c’era qualcosa che contava più di me davanti ai miei stessi occhi. Ora, dato il precedente intervento, si può capire quanto questa scoperta sia stato sconcertante per me. L’Amore ha rappresentato il punto di discontinuità del mio egocentrismo. E’ la capacità di mettersi da parte per far posto ad un altro (caspita, dopo un anno e mezzo di filosofia la parola “altro” mi fa rabbrividire e credo i miei “colleghi” capiscano cosa intendo), che assume ai nostri occhi una posizione privilegiata, non solo rispetto alla moltitudine di “altri”, ma anche, ed è la cosa più raccapricciante, rispetto a noi stessi. Ora, l’esempio che ho partorito in una notte insonne di elucubrazioni, una di quelle che hanno fortemente caratterizzato il mio recente passato, potrebbe rendere più chiaro il perché l’Amore mi spaventa. Se (esempio folle, ma fortemente esplicativo), per pura ipotesi, avessi trovato (mi riferisco ad un tempo passato, ma non remoto) la scatola contenente tutta la Felicità concepibile e non spartibile, io non l’avrei tenuta per me, ma l’avrei data all’omino che ha fatto violentemente irruzione nella mia fortezza di ego e cinismo. E ciò che più mi gela il sangue nelle vene, è che non avrei fatto alcuna fatica a cedere quell’ipotetica scatola, anzi al contrario mi sarei sentita in colpa ad essermi tenuta la Felicità, mi avrebbe fatto stare male, il che è paradossale e grottesco. Il solo fatto che lui esistesse  e fosse felice, sarebbe bastato a rendere me più felice della Felicità stessa. Io questo lo trovo inconcepibile, ma è ciò che è stato, ciò che ha portato al collasso delle mie certezze e del ”sistema” che avevo elaborato per sfuggire agli inconvenienti del lato umano (troppo umano?!) di me stessa. Questa è la genesi della mia paranoia, l’origine delle mie notti insonni: trovo folle che una cosa del genere si possa verificare e la mancanza di spiegazione, mi ha totalmente spiazzata. Una volta a lezione quel guru enigmatico che è il prof. Giuliani ha detto “L’Amore è la coscienza di essere ostaggio dell’altro” ed è così vero da far spavento. L’Amore è quanto un infinitesimamente piccolo brandello di umanità assume una rilevanza che ti annichilisce, quando una persona ti fa sentire un inutile agglomerato di cellule e ti spoglia del tuo ego. O quantomeno, questo è ciò che l’Amore ha rappresentato per me. Forse è una teoria un pochino psicotica, ma è mia e non potrebbe essere altrimenti. Soprattutto è la cosa più agghiacciante che mi sia mai capitata, ad oggi, nella vita e come tale è qui presa in considerzione.

P.s. ma perché io mi faccio certi viaggi mentali a partire dalle frasi (meglio note come, cit. “cose a caso”) pronunciate da Lau?! Questo è un grande mistero…e come al solito, questi grandi enigmi sono destinati a rimanere insoluti! Certo che, non conoscete mica qualcuno che spacci sanità mentale?? Forse me ne servirebbe qualche chilo…

A bocca aperta

Egocentrismo

Mi danno dell’egocentrica e io stessa mi considero tale, in realtà però non mi ero mai posta il problema di considerare per bene la questione. Per farmi un’opinione più approfondita, ieri ho cercato sul dizionario, che definisce così l’egocentismo “psic., fase normale nel bambino e patologica nell’adulto caratterizzata da mancanza di distinzione tra realtà soggettiva e oggettiva”. Dopo aver letto ciò, ho cominciato a spaventarmi: santi numi, è vero! Io non ho mai preteso che il mio modo di accostarmi all’universo fosse quello giusto, sono solo sempre stata orgogliosa che fosse mio e non mi è mai importato molto, se la mia visione e la verità effettiva non collimavano. Sono egocentrica perché non riesco a privarmi del mio personale punto di vista, non concepisco la realtà se non attraverso quello che io percepisco. Ancora uno volta, mi piace tirare in ballo il sommo George Orwell, con una delle mie citazioni preferite “Se lui pensa di potersi sollevare in volo e
contemporaneamente io penso di vederglielo fare, allora questa cosa
accade. (…) Come facciamo ad avere conoscenza di qualcosa se non attraverso la
nostra mente?” -W. Smith-. Ok,  non sarò mai una sostenitrice della fenomenologia di Marion, ma vedrò di sopravvivere comunque…Sono fatta così, caspita…un giorno o l’altro esploderò…forse sarebbe più semplice se vedessi il mondo in un’ottica meno deformante, più simile a quella degli altri. Certi giorni è complicato essere me…

“Scoprire che certe cose non si possono razionalizzare”

Non cisono cazzi: Stefano NE SA! E ne sa a  valanghe! “Scoprire che certe
cose non si possono razionalizzare” è la sua risposta alla domanda
“peggiore sensazione al mondo” e credo colga nel segno come poche.
Sarà che la filosofia nuoce gravemente ai neuroni (inizio ad esserne fermamente
convinta), ma alle volte nella testa mi si affollano pensieri che mi
sconquassano fin alle viscere. Quel che ha detto Stefano, e che ha fatto di lui
uno dei miei idoli, mi ha riportato alla mente il “grande salto”
della mia vita, mi ha fatto pensare (ri-pensare) a quelle parole applicate a
me. In fondo non è nient’altro che la sintesi estrema di ciò che è capitato a
me, quello che mi ha portato a concepire le mia esistenza come una corda
sospesa sopra un crepaccio di cui non si vede il fondo. Le cose non scompaiono
soltanto perché fai finta di non vederle, sono lì che ti si offrono e non
coglierle, anche se sono dolorose, non è giusto. Solo che…questi dati che ci
pervengono, talvolta sono inintelligibili o forse giungono a noi attraverso un
codice che non siamo in grado di decifrare; fatto sta che dobbiamo confrontarci
con situazioni che non siamo capaci di gestire. Signori, allora sono cazzi
acidi. Il problema, all’interno di ogni sistema o presunto tale, sorge quando
si riscontra un’eccezione, un’anomalia. Finché si riesce a disporre in un
ordine logico il flusso di eventi nel quale siamo immersi, allora tutto scorre
in maniera fluida, senza intoppi. Ad un certo punto, però, qualcosa cambia, si
incontra un ostacolo al quale non eravamo preparati, che non era in programma, che,
porca puttana, NON (detto con enfasi nicolettiana) doveva esserci!
L’imprevisto. Eccolo, il bastardo! Talvolta è solo un’inezia, ma tanto basta,
ti spalanca le porte sull’ignoto e apre una voragine sotto i tuoi piedi e tu,
povero piccolo idiota, che fino ad un attimo prima credevi di tenere in mano le
redini della tua vita, ti ritrovi a…cadere. Senza motivo e senza meta, sempre
più giù. Certi avvenimenti accadono e noi non possiamo controllarli, dobbiamo lasciare
che…siano. Sarebbe bello, arrivati a questo punto, concepire una Provvidenza
o qualcosa di simile, per cui alla fine c’è un Disegno superiore, un obiettivo
più alto che, seppur ci sfugge, ci dia la speranza di un miglioramento. Io
personalmente non ci riesco e certi giorni questo distrugge. Fa paura…la
condizione umana è spaventosa: troppo intelligenti (mediamente…) per non
porsi domande, troppo stupidi per trovare tutte le risposte. O forse, non è
nemmeno una questione di stupidità, a volte non ci sono le risposte, i punti
interrogativi sono destinati a rimanere tali. Fa male, ma capire che non tutto
può essere inscritto in un ordine cosmico ti schiude la mente. Eppure, anche
qui c’è un problema, a volte scardina le porte della ragione e le spalanca su un
universo popolato da demoni. Per citare Goya ” Il sonno della ragione
genera mostri”, ma, aggiungo io, se così non fosse, l’umanità sarebbe
priva di alcuni grandi capolavori…esorcizzare la paura che nasce negli angoli
bui dell’intelletto è forse il compito primario che abbiamo. Di sicuro è quello
che hanno fatto i grandi artisti.
 

“Ever get the feeling you’ve been cheated?!”

Settimana scorsa ho guardato “Oscenità e furore”, o meglio “The filth and the fury”, il documentario sui Sex Pistols girato da Julien Temple e…caspita. Non me ne vengono altri commenti. Insomma, non è una questione di musica, i Sex Pistols non sono principalmente un gruppo musicale, per come la vedo io. Sono 4 deficienti che, stufi della loro situazione, hanno iniziato a cantare e suonare quel cazzo che gli pareva. Ed è questo lo spirito del punk, quello che se non è morto sta agonizzando, fottersene di tutto. Non esiste “vestirsi da punk”, perché vorrebbe dire mettere una maschera e questo tradirebbe la “filosofia” che Rotten e soci promulgavano, quella di essere se stessi. Insomma, andare a cantare God save the Queen nei giorni del giubileo della Regina Elisabetta mi sembra un messaggio forte, una grana sfacciataggine…o meglio una faccia da culo incredibile! I Sex Pistols erano soltanto giovani con i coglioni pieni che bazzicavano nel negozio di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren, il loro “stile” è un fatto accidentale. Quello che non è un caso è ciò che hanno rappresentato, come dice il titolo del documentario, qualcosa di osceno e furioso. “Facemmo quel che dovevamo fare. E’ per questo che non siamo sapravvissuti, solo i falsi sopravvivono. L’unica cosa che voglio è che le generazioni future dicano ‘Cazzo, ne abbiamo avuto abbastanza’, questa è la verità“…questi sono i Sex Pistols nelle parole di Johnny Rotten. Un ulteriore intervento sull’argomento ci sarà quanto avrò letto l’autobiografia del signor Lydon (certo che…pensare che il signor Lydon è Johnny Rotten, fa spanciarsi dal ridere)…alla prossima. Divertitevi…o crepate!

E’ ufficialeeeeeeeeeee!

2 febbraio…Bologna….Estragon…
Babyshambles….PEEEEEEEEEEETEEEEEEEE!Cuore rosso

ARGH!

Ditemi di no…non può essere vero! La nuova fiamma di Pete Doherty non può chiamarsi Portia Qualcosa (il cognome poco importa!)…ma con tutti i nomi, Portia?! E’ ridicolo…! Per fortuna, ora come ora, sono una personcina posata…forchetta per la precisione! (Battuta rubata a Capretta, che va citata per una questione di copyright sulle cazzate che dice ogni tanto). Certo che…è ridicolo! Vadano sull’olmo le coincidenze del mondo…! Portia…ma che nome è?!

Apatia (portami via…)

“E forse non finiamo all’inferno per quello che facciamo. Forse finiamo all’inferno per quello che non facciamo”
C. Palahniuk, “Ninna Nanna
 

Se fossi uno dei sette peccati mortali, sarei sicuramente l’accidia. Per fortuna non mi pongo il problema della vita ultraterrena, sennò già mi vedrei in barca con Caronte.  L’inferno di cui ho paura io è un altro, più terreno e pressante, è quello che ognuno si costruisce per sè, quel posto in cui rinchiude le proprie ansie, i timori, gli incubi, le aspirazioni più segrete e agghiaccianti, i desideri che ciascuno ha paura di ammettere perfino con se stesso. L’inferno è quel posto che ci portiamo in tasca, dove vanno a finire le cose che non facciamo e che avremmo dovuto, ciò che non portiamo a termine per paura delle conseguenze. Il vero regno degli inferi sta all’antitesi del peccato originale: non è la disubbidienza a Dio, bensì la cieca (e stupida?!) fiducia in ciò che abbiamo, convinti che di meglio non possiamo ottenere. Credere nell’immobilità senza osare muoversi, ecco l’inferno. E poi, biblicamente, quando fa la sua comparsa il diavolo?! Nella Genesi quando, sotto forma di serpente, insinua in Adamo ed Eva il dubbio sulla famosa mela, ovvero quando li invita ad uscire dalla cieca sottomissione ad un dogma che era stato loro imposto. Il  diavolo dona all’uomo la possibilità di scegliere, il libero arbitrio…è questo il vero inferno: l’impossibilità di essere neutrali, pena la condanna al rimorso. Si dice che dai propri errori bisognerebbe imparare…staremo a vedere…insomma, il proverbio dice “errore è umano, perseverare è diabolico”…buahahaha

Mici

L’altro giorno ho notato una cosa: mi piacciono le persone che hanno un gatto. Sarà pure una coincidenza, però i “possessori” (virgolette perché un gatto non ha padroni, fa quel che gli pare, quando gli pare!) di mici sono una categoria tanto carina. Oddio, chi più chi meno (Lau ha due gatti….), però in generale è così. E poi…sono così maledettamente belli! Mi riferisco sia ai gatti che ai “padroni”…poi magari è solo che io ho incontrato quelli giusti…Quindi, w questi adorabili felini domestici ed in particolare il mio, ovviamente. Quant’è carino…Cuore rosso…ed in ultima ci va la citazione “fottutissimo gatto!”…