3 anni fa….

Semplicemente non ci ero abituata, è successo tutto d’un tratto, come uno sconosciuto che si presenta alla porta senza preavviso, come un colpo di pistola che ti coglie in mezzo al petto, repentino come un battito d’ali, devastante come il più crudele dei tornado. Quel momento della mia vita si è portato via tutto ciò che ero stata per più di 17 anni: 17 anni di certezze autoindotte, crollate come un patetico castello di sabbia in riva al mare con l’arrivo dell’alta marea, 17 anni di antidoti ai veleni che ci vengono iniettati ogni giorno, andati giù per lo scarico di un water cosmico. Ho perso tutto quello che ero in un misero istante, mi si è scollato di dosso e si è perduto tra le tracce di un passato che acquista contorni ogni giorno più sfuocati. Mi ricordo ciò che ho fatto prima, non mi ricordo chi ero, non riesco a riconoscermi, è come pensare ad una reincarnazione di una vita passata. L’aspetto, chiamiamolo “sentimentale” (se non altro per mancanza di un vocabolo più adatto), di quella faccenda ha un’importanza pressoché irrilevante, è significativo solo in maniera marginale, paragonato alle sue conseguenze più estreme. Quel che più ha valore è il resto, l’inizio della mia vita per la quale la riconosco, la scoperta del mondo sulla Terra, la nascita di Vali in quanto Vali, la consapevolezza di avere il dovere di trovare me stessa sotto quella strana corazza che mi ero gettata addosso e sotto cui mi ero mimetizzata. Quel momento di quella mattina di tre anni fa è l’accensione del faro che ha squarciato la nebbia che rendeva ai miei occhi tutto piatto, uguale e orribile, caspita è…la speranza di poter trovare qualcosa di estremamente diverso da ciò a cui ero abituata e che mi stava uccidendo dentro, è la mia ancora di salvezza nel mare dell’apatia. E’ principalmente il punto di non ritorno, come se qualcosa dentro di me fosse andato in frantumi e (cit. Nicoletti) quando la bottiglia si è rotta non ci può più mettere il liquido dentro. Questo è il mio momento “sliding doors”, quello che mi porta a chiedermi “E se non fossi stata lì, come sarebbe andata?!”, allora mi rispondo “Cazzo, sarei un’altra persona”. E’ questo che mi ha atterrito per tanto tempo, io non posso staccare me stessa da quell’avvenimento, io sono ciò che sono in conseguenza di quell’avvenimento, ogni passo che mi ha portato fin qui, è germinato allora. Mi ha fatto un male straziante per mesi, mesi e mesi prendere in considerazione questa grande verità, ma alla fine sono riuscita a considerare la faccenda nella giusta prospettiva. Non è stato facile accettare di ritrovarmi piccola, umana e fragile, dopo tanti anni trascorsi in una presunta fortezza; ci ho messo un sacco, mi è costato paranoia, notti insonni e lacrime, ma alla fine ho trovato la persona che ero nata per essere. E ora, nelle ultime settimane, sono felice. Felice come non lo ero da tempo. Felice come non sono mai stata consapevole di esserlo. Più di due anni e mezzo, ma l’ho capito e le cose hanno preso il loro posto. Mi è costato tanto in termini di stabilità psicologica ed emotiva, ma se quel momento non avesse fatto irruzione nel fluire dei miei giorni, allora non mi sarei mai posta il problema, non avrei mai abbandonato il mio guscio per avventurarmi alla scoperta di quel che mi circonda. Questo è ciò che significa per me la mattina di giovedì 17 febbario 2005, analizzata in maniera lucida e spoglia da tutte le considerazioni pseudo-sentimentali (chiamiamoli pure “seghe mentali”) che hanno influito sulla visione della vicenda nel recente passato. E’…la mattina da cui parte “tutto il resto della mia vita” e io posso finalmente accettare che “quell’omino” ha avuto un ruolo mostruosamente grande in tutto questo, senza perdermi in altro tipo di pensieri.

Una risposta a “3 anni fa….

  1. Ci sono momenti che fanno confine, e ciò che si era prima diventa un ricordo, è importante ricordarli, anche se a volte fa un po male…
     
    saluti mgm.

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