Archivi del mese: settembre 2008

Prima…

Gli anni di studi filosofici che mi si sono accumulati alle spalle, mi
hanno lasciato addosso un sacco di considerazioni diverse che di
tanto in tanto mi tornano alla mente. Dagli scaffali del mio cervello
l’altra sera è riemersa una frase, sentita credo a lezione di
Estetica: “Quando le cose cambiano, poi è come se fossero
sempre state così…ci si dimentica del prima” (più
o meno, insomma, il senso del discorso era questo). Da qui ho
iniziato a farneticare, come il mio solito tra l’altro, ho cercato di
percorrere a ritroso le ere geologiche della mia piccola vita. Perché
prima di adesso, prima cioè di trovare una spalla su cui so di
poter appoggiare la testa, chiudere gli occhi e fregarmene del mondo,
beh…prima ci sono un sacco di faccende. Innanzitutto c’è un
lungo, lunghissimo periodo di alti e bassi, anni passati a combattere
con quel mio lato piccolino e sentimentale che voleva emergere, dopo
essere stato segregato in un remoto anfratto di me per buona parte
dei miei anni da teenager. Ecco, quello è il “prima-prima”,
la mia adolescenza sottovuoto, apatica e incazzata con un mondo che
non mi è mai piaciuto, semplicemente perché non mi è
mai assomigliato in nulla, una fuga dalla realtà che è
finita solo per motivi che hanno poi incasinato parecchio tutto il
mio sistema di certezze autoindotte. Sono anche stata parecchio
innamorata di quel casino, ad essere sincera. Il “prima-prima-prima”
è un’infanzia caratterizzata da un unico grande problema:
l’essere sempre considerata precoce, grande, comprensiva…capire le
cose è una grandissima fregatura e io mi trascino dietro
questa maledizione fin da quando ero solo un frugoletto con la
frangetta e i capelli a caschetto. Direi che la mia vita si può
distinguere in quattro grandi fasi (ovviamente tralasciando il
periodo che precede i miei primi ricordi): infanzia da bambina troppo
adulta che scappava nei libri di Michael Ende, adolescenza letargica,
caratterizzata da un vero e proprio suicidio emozionale, “risveglio”
traumatico che mi ha ribaltato il mondo, portandomi pure via molte
ore di sonno e poi…adesso. Adesso che…cosa?? Non lo so e non mi
importa, non mi pongo nemmeno il problema di cosa sto diventando, di
quanto io possa davvero essere una donnina piccola e fragile. Ma
“kissenefrega”, mi viene da dire…Infine…la canzone del
periodo, Endless Desire – Sun Eats Hours

Your
Heart melts
It won’t let you sleep
You’re hating it
But
you keep on searching for it
Moral’ s screaming
Ethic’s crying
But It’s pumping on
Desire is firing

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Autunno

Piove e fa decisamente freddino, con cauto ottimismo si può affermare che l’autunno sta arrivando, è qui che preme alle porte! Al diavolo pantaloni corti, sandali, canotte, infradito e tutti i vari orrendi look da spiaggia, è ora di riprendere le scarpe chiuse e gli indumenti un po’ meno leggeri e di ricordarsi di aver dietro una felpa quando si esce la sera, perché non fa mica più caldo! Finiti i tempi dell’afa, del sudore inutile, dei servizi di Studio Aperto sulle spiagge, ricomincia la vita, quella vera, quella che sembra subire una sorta di letargo al contrario durante i mesi estivi. Per me l’autunno è sempre una sorta di rinascita, sarà che seguo bioritmi scanditi da qualche sistema alieno, ma a me la fine della cosiddetta “bella stagione” mette di buonumore. La pioggia, una tazzona di té fumante, un buon libro, la mia coperta nuova con le renne e il divano…dolce, dolce autunno! Senza più tutta quella foga di andare in giro, in montagna e al lago e l’abbronzatura e la piscina da montare in giardino e “Vali vai all’aria, prendi un po’ di sole che sei bianca come un malato” e le code sulle autostrade e le notizie di calcio mercato…non è stressante l’estate?! Ok, questione di punti di vista, come sempre…io vado a  scaldare l’acqua per una tazza di té (quattro frutti rossi Animoticon) e mi preparo a vivere questa pigra e dolce domenica autunnale. Che vi piaccia o no, presto (mooooolto presto) le foglie saranno tutte gialle e rosse…la natura si prepara al letargo e io riprendo vita (o quasi).

 

Cose…

Ultimamente ci sarebbero un sacco di cose da dire, tante sono quelle che mi frullano in testa. No, non a proposito del viaggio…di quello preferisco non parlare. Perché?? Non lo so nemmeno io, forse il problema principale sono state le troppe, troppissime ore in macchina, che io inevitabilmente passavo ad elucubrare, quando non cercavo di dormire in posizioni assurde che mi hanno ridotto il collo ad un cumulo di dolori. Una menzione va fatta al Munch Museet di Oslo…decisamente troppo piccolo (ecchecazzo, a cotanto pittore potevano dedicare un museo più grande ‘sti maledetti norvegesi!), ma bello da togliere il fiato. Mi ha davvero emozionato vedere dal vivo le opere di uno dei miei grandi miti (la Sacra Triade Munch, Baudelaire, Nietzsche). Due parole si possono spendere anche sulle renne…cribbio, che animali stupidi! Non so, saranno votati al suicidio?? Passeggiano in mezzo alla strada come se fosse casa loro…ma dico io, stai nel gioioso boschetto di betulle 50 metri più in là! Magari le paga l’Ente nazionale del turismo, come attrazione, sennò non si spiega la stupidità intrinseca della bestia! Comunque dicevo, tante ore in macchina  a pensare, rimuginare, considerare…senza giungere ad una conclusione, senza riuscire minimamente a capire la situazione, a decidere quel che è giusto fare. Ammesso poi ci sia qualcosa che è giusto fare, il che è difficile, data la mia personale opinione in merito al binomio giusto/sbagliato. Sì, sono egoista ed egocentrica, lo sono da sempre, lo sono per necessità, per patologia, per sopravvivenza…lo sono e basta; quindi, nel personalissimo vocabolario di Vali la definizione di giusto è “quello che mi rende felice” e dato che al momento lo sono, l’insieme di circostanze che mi ha condotto allo stato attuale non è poi così importante, quantomeno non lo è ai miei occhi, forse soltanto perché non voglio che lo sia. Non posso vivere la vita evitando quanto di rischioso essa ha da offrire, per una volta mi piace pensare di lasciare, semplicemente “let it be” e tutto vada come vada, non sarò io, non questa volta, a cercare di pilotare, mettere argini, paletti, chiudere porte, innalzare barricate. Sono stanca di tutto questo, non ne ho più voglia. E mi spaventa l’idea di aver deciso di non decidere, ma posso sopportarlo…al diavolo tutto. Al diavolo le considerazioni logiche che non mi fanno dormire la notte, al diavolo il ridicolo, al diavolo le seghe mentali, al diavolo la differenza tra le cose come dovrebbero essere e come sono in realtà…davvero, basta. Sono troppo esausta per continuare a conciliare la Vali che sono con quella che tutti vedono, io non ne posso più. E tutto questo per…così poco…o così troppo, non lo so. E se finirà in tragedia, finalmente sarà un Tragedia con la “t” maiuscola, in tutto e per tutto.
Ora basta cazzate A bocca aperta…ultima considerazione prima di chiudere: Chuck Palahniuk e Amelie Nothomb dovrebbero avere un figlio, sarebbe l’Anticristo probabilmente! Sul serio comunque, sarebbe un esperimento al limite del nucleare vedere come si combinano i geni di quei due geni, ne uscirebbe qualcosa di definitivo. Mamma mia…in questo mondo di squallore e banalità è bello sapere che ci sono due cervelli come i loro. (Dio…è raccapricciante l’idea di un incontro sessuale tra Palahniuk e la Nothomb, anche perché lui si dichiara gay, forse il figliolo andrebbe concepito in provetta!). E intanto si aspetta l’autunno…