Archivi del mese: ottobre 2010

Cattivissimo me

Locandina cattivissimo me

Come facilmente intuibile ho finalmente visto al cinema Cattivissimo me. Il film è decisamente carino e godibile. La trama non merita particolari menzioni per l’originalità, il che di questi tempi non è stupefacente. Ma personalmente preferisco un film dalla storia banale rispetto ad uno di quei film strampalati con intenti pretenziosi, ma che alla fine risultano delle boiate pazzesche. Mi viene in mente The Box, giusto per non fare nomi. Per tornare a Cattivissimo me, direi che mi ha convinto. Gru, il protagonista è geniale, simpatico, con una mimica facciale meravigliosa e quella dose di sfiga che non può non renderlo adorabile. Casa sua è una meraviglia, sia per come svetta tetra e alta rispetto alle casette fotocopia del vicinato, sia per l’arredamento (il divano coccodrillo è fantastico!) ed i congegni all’interno. Le tre bambine sono anch’esse riuscite, non eccessivamente patetiche nel loro ruolo di orfanelle sole, ma col giusto piglio  e intraprendenza. Il dottor Nefario, l’anziano inventore che si occupa dell’equipaggiamento tecnologico per i furti, è meraviglioso, con i suoi congegni, spesso grotteschi, sperimentati sui poveri aiutanti di Gru. Anche Vector, l’antagonista della storia, è ben realizzato, nel suo essere un bamboccione figlio di papà nerd sfigato che cerca di farsi spazio, tutto sommato fa simpatia. E poi casa sua è fantastica, con l’acquario sottostante al pavimento del soggiorno in cui nuota lo squalo e lo schermo gigante su cui gioca alla Wii. E poi ci sono loro: i Mignon. Sono gli aiutanti di Gru, ce ne sono a frotte e vivono nel laboratorio sottostante la casa, ideati e disegnati apposta per essere dolci ed adorabili riescono più che egregiamente nel loro ruolo. Sono fantastici. Un’unica osservazione negativa: il 3D. In questo film è francamente inutile, non ci sono effetti tali da renderlo strabiliante in nessuna delle scene, quindi pagare di più per starmene un’ora e mezzo con gli occhialoni da 3D sopra gli occhiali da miope (cosa piuttosto scomoda) per non avere nulla di più…beh ecco, mi dà un po’ fastidio. Per il resto consigliatissimo a chi vuole un film simpatico e senza tante pretese per passare una serata piacevole e divertente.

P.s. sì, lo so…cosa ci devo fare se a 23 anni ancora mi piacciono i cartoni animati?!

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What’s your age again?

A volta mi soffermo a pensare a com’è saggia la natura nella sua immane crudeltà. Le donne, schiave di una bomba ad orologeria ormonale, invecchiando vanno incontro ad un rapido processo di decadimento psico fisico, mentre gli uomini col passare degli anni, nonostante spesso un fisico non impeccabile, acquistano fascino e personalità. La donna “matura”, chiamiamola così, ha bisogno di essere rassicurata, di contrastare lo scorrere del tempo con ogni sistema, di avere al suo fianco un toy-boy per sentirsi ancora desiderata. L’uomo invece sa che il tempo è suo amico, che non ha una sveglia biologica da cui fuggire, non ha l’ossessione della giovinezza e della ruga da combattere. Sì, è vero, si sta affermando una tendenza alla vanità ed alla cura esasperata anche per gli uomini, il più delle volte con risultati grotteschi: insomma, è inutile che i Pooh, Pippo Baudo o il nostro adorato Silvio stiano a tingersi i capelli, questo li fa solo sembrare ridicoli, non più giovani! Ma per fortuna, là fuori c’è tutto un universo di uomini che hanno capito il modo migliore per farsi amico il tempo:  non combatterlo in alcun modo, solo così esso scivolerà addosso magnanimo, lasciando quei segni che caratterizzano e dipingono la storia di un volto senza stravolgerne la fisionomia.

Questa riflessione crudele ed impietosa nasce perché mi sono resa conto che i miei idoli di adolescente hanno ormai tutti varcato la soglia dei 30 e ciò nonostante non sono mai stati così dannatamente fighi e trasudanti fascino come lo sono ora. Per cui mentre le varie pop-star o attrici al femminile cercano ad ogni modo di apparire giovani e scattanti (Madonna a 50 anni potrebbe anche piantarla con quei cazzo di body sgambatissimi, diamine!) con risultati spesso dubbi, apparendo molte volte patetiche e perdendo di credibilità, al contrario gli uomini attraversano serenamente lo scorrere della vita e comportandosi di conseguenza. Ci sono in giro ragazze ventenni conciate come quarantenni in carriera e di contro donne che hanno passato gli “anta” agghindate come delle teenager. Ma basta! Ogni fase dell’esistenza ha un suo “abito”, nel senso più ampio ed etimologico del termine, ovvero come disposizione d’animo, interiore ed esteriore, e per vivere in armonia non si può far altro che indossare quello adatto alla stagione che si sta attraversando. E’ sempre opportuno tenere aggiornato l’armadio della coscienza per restare al passo con i tempi.

Oggi sono davvero ossessionata da questa canzone…

Il Liberismo Ha I Giorni Contati – Baustelle

E’ difficile resistere al Mercato, amore mio
Di conseguenza andiamo in cerca
di rivoluzioni e vena artistica
Per questo le avanguardie erano ok,
almeno fino al ’66
Ma ormai la fine va da sé
E’ inevitabile
Anna pensa di soccombere al Mercato
Non lo sa perché si è laureata
Anni fa credeva nella lotta,
adesso sta paralizzata in strada
Finge di essere morta
Scrive con lo spray sui muri
che la catastrofe è inevitabile

Vede la fine in metropolitana,
nella puttana che le si siede a fianco
Nel tizio stanco
Nella sua borsa di Dior
Legge la Fine nei saccchi dei cinesi
Nei giorni spesi al centro commerciale
Nel sesso orale, nel suo non eccitarla più
Vede la Fine in me che vendo dischi
in questo modo orrendo
Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà

E’ difficile resistere al Mercato, Anna lo sa
Un tempo aveva un sogno stupido:
un nucleo armato terroristico
Adesso è un corpo fragile
che sa d’essere morto e sogna l’Africa.
Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe

Vede la fine in metropolitana,
nella puttana che le si siede a fianco
Nel tizio stanco
Nella sua borsa di Dior
Muore il Mercato per autoconsunzione
Non è peccato, e non è Marx & Engels.
E’ l’estinzione, è un ragazzino in agonia.
Vede la Fine in me che spendo soldi
e tempo in un Nintendo
dentro il bar della stazione
e da anni non la chiamo più.

 

Telefilm

Ormai da più di 10 anni sono una maniaca dei telefilm, o per meglio dire monomaniaca perché in genere seguo con spasmodica ansia e attesa solo una serie per volta. In principio, quando ero ancora alle medie, fu E.R. – Medici in prima linea, di cui penso di aver visto ogni puntata almeno un paio di volte (e ho pianto 3 volte davanti all’episodio in cui muore il dott. Green). Quando è andato via il dott. Carter però ho perso la passione e le ultime stagioni le ho seguite per abitudine più che per convinzione. Poi è stata la volta di un altro serial medico, Grey’s Anatomy; le prime 3 stagioni le ho seguite assiduamente, poi ha iniziato ad annoiarmi e la faccia da madonnina addolorata di Meredith mi ha rotto le balle! In seguito c’è stato Prison Break, il telefilm più ansiogeno che io abbia mai seguito. Però le vicende tragiche, intricate e adrenaliniche di quel bel figliolo di Michael Scofield e di suo fratello Lincoln Burrows mi hanno tenuta incollata al divano a tarda notte, fino alle lacrime dello straziante epilogo di tutta la vicenda. Poi è arrivato l’amore, quello vero, quello grande, quello che ti fa trepidare in attesa della puntata successiva: Lost. Ho iniziato a vederlo tardi, era in corso la terza stagione quando un mio amico mi ha prestato le prime due serie in dvd. E da lì sono iniziati anni di dibattiti, ipotesi, illazioni, teorie, smentite, conferme, attese, trepidazioni, antipatie e sentimenti violenti. Qualche mese fa l’epilogo con l’ultima puntata della sesta stagione e della vita di Lost ed è stata frutto di imprecazioni e fastidio. D’altronde, non in tutte le storie d’amore ci può essere l’happy ending. Il caso volle che dopo questa delusione l’amore si ripresentò presto bussando alla porta: Big Bang Theory, uno dei telefilm più spassosi e geniali concepiti da animo umano. Le vicende dei coinquilini più nerd della storia, Sheldon e Leonard, dei loro amici altrettanto nerd Howard e Raj, e della loro vicina bionda di capelli e di fatto, Penny. Insomma, davvero ben congegnato e spassosissimo. C’è da dire però che il doppiaggio italiano rispetto a quello originale perde tantissimo, quindi meglio guardarlo in inglese sottotitolato. Qui lascio una chicca…