Archivi del mese: novembre 2010

Long term relationship

Premetto e sottolineo che sto felicemente con una persona da 2 anni e 14 giorni, omino per cui provo un amore smisurato e primo essere umano in questa vita da cui mi sento davvero compresa. Il discorso seguente quindi è solo una considerazione nata dopo qualche mese di frequentazione di un forum, confrontata con la mia esperienza.

Mi chiedo per quale motivo la gente desideri disperatamente stare con qualcuno e legare indissolubilmente il proprio destino a quello di un altro bipede errante. Ci sono una marea di beceri individui impantanati in relazioni scialbe, prive di emozione, di comprensione, di tenerezza, in pratica senza un qualsiasi legame sentimentale. Ci sono un’infinità di coppie che stanno assieme soltanto perché sono innamorate dell’avere una relazione e non riescono a pensare di stare senza la sicurezza di avere qualcuno accanto, sia anche questo un essere per cui provano tutt’al più un pallido affetto. E questa proprio è una cosa che non riesco a capire. Da un punto di vista puramente psicologico-teorico a me le relazioni a lungo termine, spaventano, anzi mi terrorizzano! Come si fa a desiderare di stabilire arbitrariamente un vincolo con qualcuno? Non so,  io mi sono sempre sentita afflitta dai rapporti umani, quale che sia la loro natura, mi ha sempre messo addosso un certo disagio dover affrontare  costantemente il confronto/scontro con l’Alterità. Il problema fondamentale credo sia la mia paura incredibile del fraintendimento, il grande spettro che infesta e si insinua subdolo nelle dinamiche delle relazioni intrapersonali. Sono una ragazza incredibilmente complicata, ne ho consapevolezza più o meno da quando avevo 7/8 anni e da allora ho sempre tenuto per me i miei pensieri più profondi, le mie ansie, le mie frustrazioni, le mie angosce. Non ho mai voluto e non sono mai riuscita a condividere i miei reali stati d’animo con nessuno, perché i miei timidi tentativi di esternazione venivano masticati, triturati e risputati snaturati, privati del loro significato. Peggio del non trovare un orecchio disposto ad ascoltarti, c’è trovarsi di fronte una bocca che sputa sentenze su questioni che non è minimamente in grado di afferrare, ma che pretende di aver capito, quando in realtà è riuscita a carpire di sfuggita soltanto un pallido sentore del mio sentire reale. Ho preferito l’intimità dei miei soli pensieri al caotico rumore del fraintendimento. Che ci posso fare se la gente, col suo parlare vuoto, col suo rumore insensato, coi suoi discorsi inconsistenti, con le sue parole roboanti prive del benché minimo significato, coi suoi affetti di pasta frolla, mi affligge? E’ per questo che non riesco a capire la ricerca della compagnia, il bisogno di avere qualcun altro da tediare e stressare con le proprie ansie, nonostante la consapevolezza di avere di fronte qualcuno di fondamentalmente estraneo. Forse però è proprio la mancanza di consapevolezza a causare una buona percentuale delle tragedie relazionali a cui si assiste quotidianamente: la gente pattina sulla superficie gelata dell’esistenza per paura di immergersi nelle gelide acque del condividere e si accontenta del vivere insieme. Come si può volere tutto questo? Come si può cercare di instaurare legami basandosi su null’altro che aria fritta? Non passa giorno senza cui l’umanità non mi lasci stordita e perplessa…

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