Archivi del mese: dicembre 2010

Consumismo e fastidio

C’è crisi. Ok va bene, ma perché? La crisi prima che nel portafogli sta nella testa della gente. Anche il riassetto dei mercati mondiali, dei bilanci delle aziende ed il ritorno ad un tasso di disoccupazione decente non sarebbe sufficiente per far finire la crisi. Forse quella economica anche sì, ma quella psicologica e di costume dietro la cultura occidentale no. Le crepe sono troppo grosse, arrivano alle fondamenta, fino a scuotere tutto il sistema sul quale abbiamo improntato le nostre patetiche esistenze. La crisi ha radici lontane ed è figlia dell’inevitabile esasperazione della cultura di massa. Il seme della crisi radica quando l’essere umano avverte un numero di bisogni maggiore rispetto a quelle che sono le sue reali esigenze e soprattutto le sue realistiche possibilità. La crisi è una società che ci induce a ritenere necessario e irrinunciabile il superfluo, facendoci dimenticare la cruda realtà della busta paga a fine mese con ritornelli orecchiabili e donne in abiti succinti con denti bianchissimi e le tette grandi. La crisi è la gente che si beve le peggio panzane propinate dagli altoparlanti onnipresenti del Grande Fratello (quello orwelliano, non quello della Marcuzzi) senza accendere il cervello e mettere in moto i neuroni. La crisi è comprare l’ultimo modello di macchina iperaccessoriato a super tasso agevolato in 24 comode rate senza acconto e zero maxi-rata finale per andare a  massacrarsi di lavoro in fabbrica e farsi bello con gli altri. La crisi è ostentare il superfluo difronte ad un tragico vuoto contenutistico. La crisi è perdere di vista il senso della realtà in favore del mondo plasticoso e patinato delle riviste di gossip. La crisi è la gente che non funziona. E non c’è via di scampo, quantomeno non in qualche provvedimento di un ministro dell’economia illuminato, non negli ecoincentivi statali, non nelle agevolazioni fiscali, non negli aiuti alle fabbriche. La crisi finirà quando la gente si riapproprierà dei propri neuroni, quando (e se) entreremo in una sorta di nuovo Umanesimo o di nuovo Illuminismo. Altrimenti è soltanto ritinteggiare le pareti di una edificio sull’orlo di un crollo inevitabile.

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My year in status

Simpatica questa applicazione di fb e direi significativo il risultato 😀