Archivi del mese: febbraio 2011

Indecisioni

Io davvero non capisco la gente indecisa, soprattutto in ambito affettivo/relazionale. Se mi conosceste potreste storcere il naso di fronte a questa mia affermazione, eppure il mio immobilismo esistenziale non è dovuto all’indecisione. E’ vero, sono apatica, pigra, cinica, misantropa, immobile, sfuggo davanti alle svolte, procrastino all’inverosimile, sono terrorizzata dal nuovo e preferisco lagnarmi della situazione piuttosto che cercare di cambiare le cose. Sono una brutta persona, non starò qui a negarlo. Eppure non sono un’indecisa e non capisco chi lo è. Non capisco chi accetta situazioni assurde e si crogiola nell’incertezza di una relazione altalenante. Recentemente parlavo con un mio caro amico dello stato della sua relazione. La persona con cui stava non era sicura del da farsi, non sapeva se voleva stare con lui, cosa provava, se era innamorato, se c’era un futuro per loro. Ecco, io questo genere situazioni non le concepisco, né da un lato, né dall’altro, ovvero né dalla parte di chi è indeciso, né da quella di chi subisce quest’incertezza. Ho passato un’adolescenza letargica, ma nel momento del risveglio, a partire da quell‘assurdo istante di ormai 6 anni fa (occazzo!) io ho capito cosa vuol dire volere, cosa significa desiderare qualcosa al di là di ogni ragionevole dubbio. Perché nella vita io credo che quando vuoi qualcosa, quando senti nelle vene la necessità, quando la tua anima sanguina di desiderio, quando la tua testa non può pensare ad altro, è difficile non capire se è bianco o nero. Perché sì, nella vita ci sono le sfumature, un’infinità di possibilità della scala cromatica, ma a volte le cose sono semplicemente o bianche o nere. Anche oggi, a distanza di più di un lustro da quella mattina e con una situazione emotiva (fortunatamente) molto differente, continuo ad essere convinta della verità di queste affermazioni, dell’assolutezza di quello stato d’animo. E pure ora, in questo momento, con una meravigliosa relazione in corso, con un omino che non avevo mai sperato di incontrare, so cosa voglio: voglio stare con lui, voglio lui. E non nel senso carnale nel termine, voglio solo sentirlo mio e sapere che è così, voglio che lui senta le stesse cose. Ed è per questo che trovo inconcepibile l’indecisione. Come puoi non sapere se vuoi stare con qualcuno? La forza di un tale desiderio è dirompente, a pensarci ti lascia senza parole, ti mozza il fiato. E dall’altro lato, come puoi sopportare di avere accanto qualcuno che non sa se vuole stare con te o no?  Come si può voler condividere una relazione sentimentale con qualcuno che non è convinto? La verità è molto più tragicamente semplice: se non sa ciò che vuoi, allora vuol dire che non vuoi nulla. E come tutte le grandi ovvietà, le sentenze più lapalissianamente evidenti, troppo spesso viene data per scontata e dimenticata. Quando non sapete cosa fare, ascoltate la “pancia”, fidatevi di lei, lì risiedono le grandi risposte che la testa non può dare.

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Se non ora, quando? Forse mai…

Domenica 13 febbraio ho partecipato alla chiacchierata manifestazione in favore delle donne, se così si può chiamare, anche se in realtà di per sé mi è sembrata l’ennesima occasione sprecata per dire qualcosa di intelligente. Anzi, non solo ho partecipato, ma mi è stato addirittura attaccato un cartello al collo da una mia conoscente e c’erano un sacco di persone che mi hanno fatto delle foto e che mi leggevano la pancia. [Postilla: volevo sprofondare, io odio essere oggetto di attenzioni e interagire con gli sconosciuti occasionali, la mia vita nelle situazioni sociali è votata alla sparizione, motivo per cui mi vesto tendenzialmente in colori scuri, non mi trucco, ho i capelli del mio normalissimo colore naturale (un paio di capelli bianchi precoci a parte) e porto soltanto il discreto ciondolino che mi ha regalato Tatolo al collo. Immaginatevi come potevo stare con questo ingombrante cartello appeso al collo e la gente che faceva le foto. Tra l’altro, ci saranno immagini della manifestazione che mi ritraggono in giro per facebook].
Al di là di slogan da femminismo anacronistico, pochi cori da vecchia guardia rossa e letture poco pertinenti, in fase propositiva è stato detto poco.  Chi si indigna per l’immagine della donna attuale dimentica che ad alti livelli ha probabilmente fatto più danni la gnocca che la spada, basti pensare brevemente a Poppea e Nerone, agli intrighi di Lucrezia Borgia, al ruolo di Madame de Pompadour nella politica francese del XVIII secolo, Enrico VIII arrivò perfino a separarsi dalla Chiesa Cattolica Romana per amore (?!) di Anna Bolena. Insomma, Silvio non si è inventato niente, non è il primo e non sarà l’ultimo a cadere vittima di qualche gonna. Anche perché davvero, mi scappa da ridere che ci si impunti su quello. Cioè, volete dirmi che il problema principale di Silvio Berlusconi e del suo baraccone di adulatori è chi tromba con chi e quanto paga? Solo in un paese isterico e patetico come l’Italia si può creare un tale ciarpame attorno alla vita sessuale di un uomo oltre i 70 anni. Un uomo che agisce da imperatore romano, pulendosi il culo con le istituzioni, con la democrazia, che pensa ai fatti suoi prima che allo stesso, accusato di associazione mafiosa (ricordiamo sempre che Dell’Utri, co-fondatore di Forza Italia, è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa), di corruzione (il caso Mills è andato in prescrizione, ma il “corrotto” è stato riconosciuto colpevole), di finanziamenti illeciti legati ai partiti ecc. ecc finisce nei casini per la prima prostituta minorenne cha passa. Assurdo.
Inutile indignarsi adesso: se le donne “la” usano come merce di scambio non si può farne una colpa al governo, è un problema di livello culturale sotto i tacchi della scarpe di questo paese scapestrato. Perché nelle italiane stesse credo non sia ben chiaro il concetto di libertà ed emancipazione. Quindi spero che la manifestazione possa essere più che altro spunto per riflettere sul ruolo della donna in sé e non in funzione di un “nemico”, mi auguro una maggior presa di coscienza. Poi è inutile negarlo: il peggior nemico delle donne sono proprio loro stesse, temo. La mercificazione del corpo femminile credo poi sia un problema subordinato e legato ad un’intelligenza media pro capite da mettersi le mani nei capelli. Insomma, siamo di fatto uno stato con una popolazione completamente rintronata. Il motivo che ha spinto in piazza me, è il desiderio di manifestare il mio malcontento per la situazione attuale, ben consapevole però di non condividere i cori populisti e gli slogan anacronisticamente femministi che si levavano dalla piazza. Oltretutto, troppo spesso dietro le tanto millantate “pari opportunità” si nasconda il desiderio di avere la botte piena e la moglie ubriaca.  Siamo un paese in cui se dai un dito ti prendono il braccio.
L’Italia credo sia un paese in cui è difficile fare propria un’identità, sia essa quella di donna, di cittadino, di politico, di lavoratore, di moltissime altre cose e troppo spesso questo si traduce in roboanti proclami nel vuoto. L’italiano medio non è niente: non è operaio, non è imprenditore, non è donna, non è uomo, non è gay, non è etero, non è padre, non è madre, non è di destra, non è di sinistra…l’italiano medio e tutt’al più un qualunquista tifoso di calcio. Non lotta, non si indigna, non avanza proclami. Ed è questo che non funziona nel paese, al di là dei vari esponenti politici più o meno aberranti, perché poi la gente torna a casa dalle manifestazioni, accende la tv e spegne il cervello. E lo so che non è bene generalizzare così, ma questo mi sembra essere lo specchio della situazione italiana attuale.
Dopodiché mi spaventa questo moralismo ad orologeria: perché se andare a putt…pardon, escort non è sbagliato, lo è andare a trans? Perché i festini del premier sono una faccenda privata (cosa su cui posso anche essere d’accordo), mentre Libero si permette di andare a scavare negli affari privati degli oppositori? Io sono per la massima libertà possibile, ma non con una politica di due pesi e due misure. Il problema è che nessuno ha più una sua integrità, una sua onestà…intellettuale, prima ancora che penale, è solo un gioco al tirar fango addosso all’altra E non mi riferisco soltanto ai politici, ma prima di tutto a quell’essere informe che è l’italiano medio. Tra destra e sinistra, in questa estenuante caccia al meno peggio, il vincitore è sempre il qualunquismo. Quindi mi chiedo…non sarebbe forse meglio mettere da parte l’orgoglio (?!) ed accettare che gli italiani non sono in grado di governarsi? In 150 anni di unità cosa abbiamo dimostrato come popolo? Non credo sia il caso di festeggiare questa ricorrenza, forse gli “invasori” erano più bravi a governarci di quanto non siamo noi stessi.

Edit: Vi rimando anche all’articolo di un uomo che personalmente stimo moltissimo, non in quanto esponente di un partito, bensì in quanto uomo e docente. Leggetelo! 

Inception

Dopo che mi era stato consigliato da più persone, lo scorso sabato sera ho finalmente visto Inception con Alice. Devo dire che mi apprestavo alla visione carica di pregiudizi, considerando la mia personalissima opinione sui film di Christopher Nolan da me visti in precedenza. Breve excursus in merito:

Memento: eccessivamente e inutilmente contorto, con quella storyline da mal di testa. Buona l’idea, confuso il risultato.

The Prestige: è un altro film che mi è stato consigliato da più parti, ma che, come giustamente profetizzato da Tatolino, non mi è piaciuto per niente. Anche stavolta buona l’idea di fondo, carina la storia di Tesla (che poi è David Bowie <3, altro motivo per cui ho visto il film), ma ridicolo il finale.

The Dark Knight: moralismo e fastidio. Le sensazioni che la visione di questo film mi ha lasciato  addosso si possono riassumere così. Ho visto il film per la performance di Heath Ledger, che manco a dirlo merita tutta, davvero eccezionale, coronata da un meritatissimo Oscar, purtroppo postumo, come Miglior Attore Non Protagonista. Il resto è noia e buoni sentimenti.

By the way, torniamo ad Inception. Innanzitutto, molto accattivante il concetto di fondo sulla possibilità di potersi inserire nei sogni degli altri per poterne rubare i pensieri o per poter far germogliare un’idea nella mente di un altro. Questo è il teatro in cui si intersecano le vicende dei personaggi, in primo piano si intreccia la storia di Saito, ricco magnate giapponese, il quale chiede a Cobb e alla sua squadra, di innestare nella mente di Robert Fischer, suo rivale in affari, l’idea di frammentare l’impero del padre morente, con quella dello stesso Cobb, sempre in bilico tra il mondo onirico e quello reale, dopo la morte dell’amata moglie Mal che ricerca nei sogni. Nonostante l’originalità e la complessità della trama non è affatto un film polpettone, insomma non è fatto solo di voli pindarici, teorie arzigogolate e romanticismo nostalgico, ma c’è anche una buona dose di azione, che mantiene alta l’adrenalina nello spettatore. Non vi annoierò con le infinite teorie sulla fine e sulle implicazioni della pellicola ognuno ci veda, se vuole, ciò che preferisce, concludo dicendo solo che l’ho trovato davvero un bel film. E poi…poi c’è lui, Arthur (interpretato da Joseph Gordon-Levitt)…il mio nuovo amore cinematografico, con quegli occhietti vispi, quelle fossette adorabili e quei completi dannatamente fighi. Non è bellissimo???

Post dolcino

Post dolcino perché mi manca Tatolo. Perché mi manca dormicchiargli sulla schiena e dargli fastidio, perché mi manca addormentarmi chiappetta contro chiappetta e sentire i suoi piedi nel letto, perché mi manca svegliarmi con lui che mi abbraccia da dietro, perché mi manca la sensazione della pelle dalla sua pancia contro quella della mia schiena, perché mi mancano le sue mani che mi fanno i grattini, perché mi manca quando si alza e mi porta il tè a letto per colazione, perché…tante altre cose, ma mi fermo qui che è meglio. Insomma, post dolcino 🙂