Voto plurimo?

Il mio adoratissimo John Stuart Mill l’aveva vista lunga già nel lontano 1861, nelle sue Consideration on Representative Government: la democrazia come “puro” governo del popolo espone lo Stato al rischio reale di trovarsi nelle mani della massa incolta, in balia dei suoi desideri, dei suoi umori…della sua becera influenzabilità soprattutto. In un sistema come quello italiano, in cui un solo uomo ha un controllo diretto o indiretto su una percentuale spaventosa dei mass media, come si può pensare che la gente usi la propria testa per decidere ciò che ritiene meglio? Come si può scegliere chi votare quando non si capisce nemmeno chi sta con chi e quali idee sostiene? Come si può scegliere chi votare quando tutto ciò che vediamo costantemente in tv, leggiamo sui giornali, sentiamo alla radio è soltanto la più vuota e sterile demagogia? Siamo un popolo stupido, pigro, privo di ideali, intriso di perbenismo a comando, giustizialismo sommario e battone. Un popolo contraddittorio, contemporaneamente bigotto e puttaniere. Un popolo soprattutto il cui livello intellettivo sta raggiungendo un baratro spaventoso. L’altro giorno stavo pensando che mentre qui (non esattamente qui in realtà, visto che 150 anni fa quelle in cui abito io ancora non erano terre italiane) si stava portando a termine la tanto sospirata Unità Nazionale, altri Stati già erano delle solide realtà democratiche. Ma non è questo il punto…il punto è che il voto rappresenta un’arma troppo potente per essere indiscriminatamente nella mani di tutti. Semplicemente parlare con quella lobotomizzata della mia vicina di casa ultra-sessantenne mi dà un’immagine straziante dell’elettorato italiano. Ed il motivo è semplice: non c’è possibilità di accedere ad una visione realistica della situazione del Paese tramite i canali “tradizionali”.  Per cui…un po’ per provocazione, un po’ per convinzione…mi chiedo se non sarebbe opportuno concedere un maggior “peso” in termini elettorali a quanti si informano attraverso la Rete. Attenzione! Non sto dicendo che non esistano berlusconiani online e che così ci sarebbe qualcun altro al Governo, sto solo dicendo che in qualche modo bisogna tamponare il fenomeno dei maledetti pensionati rincoglioniti (e non solo loro) che guardano solo Studio Aperto, Emilio Fede ed il tg di Rai 1. Sono un esercito incredibile di pecorelle robotiche che si bevono ogni panzanata vomitata dal digitale terrestre. Ognuno ha il diritto sacrosanto di avere una propria idea, ma ognuno ha altrettanto il dovere di accertarsi che le sue opinioni corrispondano alla situazione reale e per tanti, troppi italiani questo non lo fanno. Per pigrizia forse, ma anche per l’impossibilità di accedere ad un’informazione imparziale come può offrire il vasto oceano del WWW. Quindi il popolo del web, in quanto elettorato potenzialmente più consapevole, dovrebbe avere una rilevanza alle urne maggiore. Basta pensare al discorso referendum del 12 giugno: dove se ne parla? Online, con il passaparola, su facebook, su twitter, sui blog, praticamente solo lì. Discorso assurdo? Utopistico? Non cambierebbe nulla? Può darsi…ma sarebbe comunque un esperimento interessante per tastare quanto effettivamente sia influente l’egemonia mediatica del nostro premier.

P.s. nella “foto” è riportato uno stralcio della mia tesi di laurea, il ’49’ alla fine si riferisce alla nota a piè di pagina in cui è specificato da dove è tratto quanto scritto tra virgolette, ovvero da Considerazioni sul Governo Rappresentativo, J. S. Mill, Editori Riuniti, 1997, p. 138

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7 risposte a “Voto plurimo?

  1. E’ una proposta interessante, ma come si valuta il peso di un votante che si informa attraverso la rete? E soprattutto, la rete è un canale libero e realmente informativo?

    Quanto al resto delle democrazie europee, ti invito a fare una ricerca sull’alfabetizzazione del continente nel 1861: detto in parole povere, i paesi ad alta influenza cattolica (Italia e Spagna) avevano i tassi più alti… i paesi protestanti al contrario erano i più eruditi.
    Chissà che non ci sia qualche collegamento anche con l’epoca attuale…

  2. Il mio, in questo senso, è un discorso impregnato sulla ricerca del male minore. Al di là di tutto, dei nomi che vanno e vengono, dei partiti che si impastano e sfaldano in qualche anno, ciò che deve restare è l’ideale del popolo sovrano. Ma la democrazia come forma di governo richiede partecipazione e informazione, cosa che attraverso il Web è senza dubbio PIU’ possibile e PIU’ imparziale (se non altro per una questione di vastità), rispetto ai canali tradizionali. La mia è una provocazione, da innamorata della tradizione inglese e del pensiero milliano particolarmente, per tastare la correlazione tra controllo mass media e un fenomeno come il berlusconismo. Non ho ben capito, invece, cosa intendi col discorso sull’alfabetizzazione e l’erudizione.

  3. Quello che intendevo è che, dati in mano, l’influenza della Chiesa cattolica ha ritardato uno sviluppo culturale in Italia e che, a mio parere, ne paghiamo ancora le conseguenze (e le influenze). Non voglio dire che è SOLO colpa di, ma fa parte delle tante cause.

    Sono d’accordo con te che la democrazia richieda partecipazione ed informazione: ma non è tutto. Non è detto che un popolo partecipativo ed informato non possa essere influenzato da ciò che lo circonda nè difficilmente emozionabile.
    Forse è meno peggio di un popolo ignorante che si ciba dei canali tradizionali, ma ti ricordo che è anche lo stesso che ha creduto (o semplicemente divulgato) a John Titor o al terremoto a Roma dell’11 di maggio.

  4. Sul discorso della Chiesa cattolica sono pienamente d’accordo. Non solo dal punto di vista culturale, ma proprio anche da quello politico e sociale, come influenza sul modo di pensare della gente. Cmq, non credo questa sia la Soluzione, con la esse maiuscola, ma sono convinta che un popolo informato liberamente, anche male, sia meno peggio di un popolo ignorante in toto. E’ sempre meglio sbagliare con la propria testa che fare bene con quella degli altri.

  5. Hai ragione, anche io c’ho pensato tante volte. Ma il punto è che all’atto pratico una selezione dei votanti non si può fare.
    Perchè in fondo chi darebbe il “patentino” di votante sarebbe lo Stato o cmq un suo organo e se fosse un organo esterno dovrebbe essere a prova di influenze di qualsiasi tipo. Pensa cosa accadesse se riuscissero a modificare i criteri di ammissione al voto: avremmo un popolo votante addestrato come il berlusconiano medio attuale, ma i “ribelli” magari non potrebbero fungere da contraltare come per esempio sta accadendo con queste amministrative.

  6. Il problema fondamentale sarebbe stabilire dei criteri oggettivi. Ma effettivamente in uno stato come quello italiano, in cui vige la regola del “furbetto” e le cose funzionano a “spintarelle” è difficile stabilire dei fondamenti condivisibili da tutti. Anche perché il problema è di costume, prima ancora che politico. Ci vorrebbe una lavanda gastrica di tutte le panzanate che abbiamo tracannato negli ultimi 20 anni…

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