Il rosso e il nero

“Nella sua anima satura trovava soltanto Mathilde padrona assoluta della sua felicità e della sua immaginazione. Aveva bisogno di tutta l’energia  del suo carattere per mantenersi  al di sopra della disperazione. Pensare a ciò che non aveva alcun nesso con la signorina de La Mole era fuori dal suo potere. L’ambizione e i semplici successi di vanità un tempo lo distraevano dai sentimenti che la signora de Rênal gli aveva ispirato. Mathilde aveva tutto assorbito; egli la trovava ovunque nel suo avvenire”.

Dopo più o meno un secolo si riparla di libri su questo blog, finalmente ho trovato un romanzo degno di una certa attenzione. Adoro lo stile dei romanzieri ottocenteschi, soprattutto adoro lo spessore psicologico che riescono a dare ai loro personaggi. Ci sono ancora buoni scrittori al giorno d’oggi, capaci di comporre storie coinvolgenti, di raccontare vicende interessanti, di riempire pagine di emozione e di avere uno stile più che apprezzabile. Non sto dicendo con brontolio nostalgico che la letteratura è morta, ho sempre letto soprattutto i contemporanei e continuerò a farlo. Però i grandi personaggi tormentati del romanzo ottocentesco non si ritrovano più, difficile al giorno d’oggi trovare un Ivan Karamazov, uno dei miei più grandi amori letterari, oppure, poiché del capolavoro di Stendhal parliamo, un Julien Sorel.

La trama de Il rosso e il nero non sto a raccontarvela, la trovate tranquillamente su Wikipedia, più che altro vorrei soffermarmi su tormenti interiori del giovane abate francese. Probabilmente questo romanzo mi ha preso così tanto perché sento delle affinità elettive con il suo protagonista, mi sembra di provare una certa empatia nei confronti del minore tra i fratelli Sorel. Ed in particolare la frase che ho citato mi ha fatto venir voglia di scrivere questo post, perché ricorda da vicino i toni di molti dei miei post di4 anni fa. Di acqua sotto e sopra i ponti ne è passata tanta: chilometri in treno, pianti, risate, amore, baci, tenerezze, discussioni…rispetto a “quegli” anni il mio stato psicologico è fortunatamente molto diverso. Eppure frasi come questa mi riportano ancora “lì” col pensiero, a dimostrazione di quanto non mi sbagliassi quando affermavo che non posso e non potrò mai prescindere da quel periodo, da quel sentire, da quell’Amore così straziante, così grande, così viscerale. Io capisco perfettamente le sensazioni provate dal povero Julien, comprendo fin troppo bene la sensazione di “aveva tutto assorbito”. E’ quel genere di cose che stravolgono la vita, dopo di esse niente può più essere come prima, sono parte di noi, ci influenzano un po’ in tutte le nostre scelte successive. Io credo non si ami mai due volte nella stessa maniera, perché è lo stesso amare qualcuno a cambiarci e soprattutto l’innocenza, la fragilità, l’inesperienza del primo amore non si ritrovano mai più. Non che questo sia necessariamente un male, intendiamoci. Per quanto sia stato a suo modo meraviglioso ciò che è stato, per nulla al mondo lo cambierei con ciò che è ora. Solo, mi piace ripensarci ogni tanto e frasi come questa mi riportano inevitabilmente indietro a quelle mattine di quarta e quinta superiore, a quegli occhi, a quella voce, a quella persona a cui continuo ad augurare tutto il meglio dalla vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...