Archivi del mese: luglio 2012

L’Assenza

Tra tutti i concetti astratti l’assenza è quello, per me, più dolorosamente reale. Forse nella vita ci fanno più male le negazioni che non le affermazioni. Quello che non c’è e dovrebbe/potrebbe esserci finisce per dilaniare l’anima. E io che sono la reginetta dell’attesa insensata e della procrastinazione indefinita ne so qualcosa. Ne so più di qualcosa, ne so fin troppo, ne so sicuramente più di quanto vorrei. Ma forse il problema è che non voglio abbastanza ciò che voglio e lascio che le mie voglie si vogliano da sole, senza dare loro il peso che meriterebbero. Come ho letto in un libro del Chuck (Palahniuk) “E forse non finiamo all’inferno per quello che facciamo. Forse finiamo all’inferno per quello che non facciamo”. Non ricordo da quale libro è tratta, nella mia testa si affollano citazioni a caso, del geniaccio di Portland soprattutto. Sue e di Dostoevskij, a dirla tutta. Wikiquote mi viene in aiuto, è da Ninna nanna. In ogni caso si parlava di assenza, privazione, distacco. Che in realtà questo nascerebbe come post sulla nostalgia, su quella logorante sensazione che ti assale quando ti manca qualcuno.  Ed è un qualcosa che ho già sperimentato in passato, ce n’è traccia anche qui, nelle preistoria di questo blog. Ed è bello ne sia rimasta traccia qui, perché per quanto lontana di sei anni, l’estate 2006 si è portata via un pezzo di me (“And every night of this lonely summertime I feel you missing from my heart a part was kidnapped from my soul” ah, come me lo ricordo bene). Dio come sono dispersiva…Semplicemente è una cosa che mi è venuta leggendo il blog di un’altra persona (http://iquasidellavita.blogspot.it/2012/05/epidermico.html). E stavo pensando a quanto davvero un’assenza possa essere tante cose, ma in questo momento quella che sento è un’assenza prettamente epidermica. Ed è strano da dire. Strano per me che sono sempre stata contattofobica. Anzi, allargherei il concetto…quella che sento io è un’assenza sensoriale. Mi manca la sua pelle sulla mia, il suo odore nelle mie narici, la sua voce nei miei timpani, il suo sapore sulle mie labbra, i suoi occhi dentro ai miei. E suona tutto schifosamente banale e melenso. Ma nell’assenza in fondo non c’è nulla di eccezionale. E’ solo un qualcosa di maledettamente ingombrante.

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Smile and carry on

E’ il leitmotiv di oggi. O forse più in generale è il leitmotiv di tutta la mia esistenza. O forse ancor più in generale, sia che ce ne rendiamo conto o meno, è il leitmotiv di un sacco di esistenze. Perché se esistesse come disciplina olimpica il tenere insieme i cocci e andare avanti io sarei medaglia d’oro. E deterrei anche il record del mondo probabilmente. In fondo è ciò che in 25 anni di vita mi è riuscito meglio: sopravvivere alla delusione. Io galleggio. Ho imparato a galleggiare benissimo, ho una tecnica invidiabile per tenere la testa fuori dal mare in tempesta. Le ondate di acqua salata che mi feriscono i polmoni  non riescono ad affondarmi. Sono una stoica. E non so nemmeno il perché. Non so perché continuare a resistere, a sorridere e tirare avanti, ad affidare questo genere di riflessioni ricorrenti e tormentose soltanto a poche righe sperdute in un blog che nessuno legge. Non so perché nascondersi dietro una matrioska di maschere e morire dentro. O meglio…lo so, l’ho imparato, l’ho capito, mi è stato scolpito da qualche parte tra il fegato e lo stomaco anni fa. So che quando cerchi di spiegarti ciò che arriva agli altri è inevitabilmente una visione distorta. So che la gente si basa su ciò che pensa tu sia e non su ciò che sei realmente. So che la maggior parte non si prende nemmeno vagamente la briga di provare a capire qualcosa di più della superficie. Forse perché nel 98% dei casi appena si gratta via un po’ di smalto con le unghie non c’è nulla. Ma io…nel bene o nel male non sono questo. Sono talmente tante cose che talvolta mi sembra di rasentare la schizofrenia. Ma forse più importante ancora di ciò che sono, è ciò che NON sono. E ciò che mi ferisce di più non è tanto chi non conosce certi aspetti di me (credo ci sia soltanto una persona che può dire di conoscermi in 3 dimensioni <3), quanto piuttosto chi si comporta come se sapesse cosa mi passa per la testa , quando invece così non è, inevitabilmente non è così. Arrivata a 25 anni, con un’autostima al limite del delirio solipsistico, con un egocentrismo pressoché patologico, con una preoccupante tendenza alla misantropia e con una considerazione del genere umano riassumibile nel solito celebre aforisma del buon Hank “«Umanità, mi stai sul cazzo da sempre». Ecco il mio motto” , ho smesso di rincorrere la comprensione. Io non voglio essere capita. Non me ne frega un beneamato cazzo, a dirla tutta. Semplicemente state fuori dalle palle. Non cagate il cazzo. E così andiamo d’accordo. Soprattutto, per favore, NON FRAINTENDETEMI.

“You people scare me
Please stay away from my home”

“I Won’t Be Home For Christmas” – Blink 182