Archivi del mese: giugno 2013

Le geometrie dell’anima

Il titolo melodrammatico non è voluto, mi è uscito così e non avevo voglia di pensare ad altro. Anzi, potrebbe essere che quest’espressione sia già stata usata da qualcuno, tipo quei manuali di auto-aiuto, o i libri della Tamaro, o tutta quella letteratura prettamente donnesca. Ho inavvertitamente cancellato, poi, l’incipit di questo post (le prime tre righe) e stavo riflettendo sugli infiniti modi di dire una stessa cosa. E’ un tema affascinante. (E sticazzi, Mrs. Macabrette di ‘sta ceppa, vorresti fare l’editor, ci mancherebbe che non trovi affascinante i diversi linguaggi con cui può essere detta una stessa cosa). In questo caso comunque ho già scritto troppo…volevo solo lasciare una citazione in forma di foto. (Citazione che ho già condiviso su Facebook, ma calcolando che dovrebbe esserci un solo “lettore” di queste pagine, tra gli amici del social network di Zuckerberg, preferisco ripetermi. Lettore, che tra l’altro è quello che ha consigliato questa lettura, scusate il giro di parole).

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(foto al libro Flatlandia, di Edwin A. Abbott, ed. Adelphi).

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Sollievi poco pertinenti

Ordunque. Dopo travagliate vicissitudini è arrivato il calcio in culo ufficiale, tramite .pdf prima e tramite raccomandata a mano poi. Indi, domani riconsegno il cartellino, le chiavi dell’ufficio, baci abbracci, saluti a tutti e vaffanculo. Chi dei miei sparuti visitatori ha letto il post di qualche tempo fa, non sarà stupito nell’apprendere il sollievo con cui ho reagito al mio mancato rinnovo. E lo so eh, so perfettamente che è sbagliato. So che di ‘sti tempi sei mesi di stipendio sono in ogni caso oro colato. So che un posto al coperto, seduta ad una scrivania con degli orari umani sono un privilegio. So che avrei dovuto sperare con tutte le forze di dovermi trovare a vigilare ancora su una cornetta telefonica. Ma che ci posso fare? Nessuna considerazione logico-razionale-opportunista mi priva del senso di “leggerezza” che mi ha dato la notizia. Perché fare un lavoro che non ti piace in un posto che non ti piace circondata prevalentemente da persone a cui cerchi di far esplodere la testa con lo sguardo “Sheldon Cooper style” ti rode il fegato. Perché io non sogno e non ho mai sognato una di quelle vite in cui il lavoro è solo uno strumento per mantenere la casa e la famigliola. E non che io ambisca a chissà quali posizioni eh. Semplicemente, visto che nei miei programmi non rientra (almeno per il momento) piantare radici, fare il mutuo per comprare una villetta a schiera col giardino, sposarmi, avere un paio di marmocchi strillanti e agognare la settimana di ferie in riviera romagnola, preferisco pensare di poter ambire a qualcosa di meglio. Probabilmente rimarrò comunque invischiata in una becera esistenza da bipede e rimpiangerò i miei giorni di apatica noia a questa stessa scrivania da cui scrivo ora perché il 27 del mese arrivava lo stipendio. Ma il sollievo di questo momento non potete in ogni caso portarmelo via. Yes, I am choosy. E che cazzo…

Questioni di genere

A me le quote rosa fanno incazzare. Mi indignano proprio. Come donna, come essere umano, come libera anarchica pensatrice. Mi infastidisce enormemente che mi si cotringa a dover votare qualcuno in quanto in possesso di un utero. Mi infastidisce ancor di più quando danno per scontato che un candidato donna ottenga a prescindere i voti delle donne. Diamine, la Santanché è  (credo…) una donna, non la voterei manco sotto tortura! E poi diciamocelo, la parità di genere imposta non solo è utopica, ma sarebbe quantomai controproducente alla democrazia! Perché io ho notato questa cosa qui: gli uomini stupidi lo sono in modo rozzo, dozzinale, sfacciato, lapalissiano e inconfutabile. Un uomo davvero stupido lo vedi. Forse perché per sua natura è un essere umano più “lineare” e quindi non lo voti. Le donne stupide invece sono più subdole (a parte i casi eclatanti, come quello citato in precedenza), non hanno atteggiamenti ottusi così evidenti tali da renderle immediatamente riconoscibili e, di conseguenza, neutralizzabili. La donna stupida, più che per i suoi exploit di cazzate, si fa notare per una pochezza di fondo, per una tendenza a ridurre le cose alla sua visione claustrofobica, per il non riuscire a trascendere la sua natura di bipede acefalo limitato nel tempo, nello spazio e soprattutto nei neuroni. E’ molto facile confondere questa creatura con donne cerebralmente normodotate e, in certi casi, perfino con quelle intelligenti. Perché talvolta con quattro frasi fatte che non capiscono nemmeno troppo bene, riescono a sembrare quasi degne di fiducia. E quindi ben vengano le uguali possibilità e la lotta alla discriminazione (in ogni sua sfacettatura), ma per favore, non obbligatemi a votare una donna, è molto rischioso.