Le geometrie dell’anima

Il titolo melodrammatico non è voluto, mi è uscito così e non avevo voglia di pensare ad altro. Anzi, potrebbe essere che quest’espressione sia già stata usata da qualcuno, tipo quei manuali di auto-aiuto, o i libri della Tamaro, o tutta quella letteratura prettamente donnesca. Ho inavvertitamente cancellato, poi, l’incipit di questo post (le prime tre righe) e stavo riflettendo sugli infiniti modi di dire una stessa cosa. E’ un tema affascinante. (E sticazzi, Mrs. Macabrette di ‘sta ceppa, vorresti fare l’editor, ci mancherebbe che non trovi affascinante i diversi linguaggi con cui può essere detta una stessa cosa). In questo caso comunque ho già scritto troppo…volevo solo lasciare una citazione in forma di foto. (Citazione che ho già condiviso su Facebook, ma calcolando che dovrebbe esserci un solo “lettore” di queste pagine, tra gli amici del social network di Zuckerberg, preferisco ripetermi. Lettore, che tra l’altro è quello che ha consigliato questa lettura, scusate il giro di parole).

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(foto al libro Flatlandia, di Edwin A. Abbott, ed. Adelphi).

Una risposta a “Le geometrie dell’anima

  1. A me piacerebbe molto essere ciecamente, e impotentemente, felice…

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