Lisbona

Mi devo impegnare nell’ardua missione di difendermi dal decadimento neuronale e per una persona intrappolata in un’apatia atavica come la sottoscritta non è per nulla facile. Quindi mi sono fatta forza e ho abbandonato il divano, dove il televisore stava guardando me, e mi sono posizionata alla scrivania per scrivere il preannunciato post sulla capitale lusitana.

Ordunque, ci siamo lasciati alla stazione di Porto, dove  ho preso un treno locale dalla stazione di São Bento, cambiato a Campanhã, dove  sono salita sull’Alfa Pendular per Lisbona Santa Apolonia. Sono passati ormai circa due mesi e diventa difficile per me ricordare i dettagli dei costi, mi sembra comunque di aver speso tra i 30 e i 35€ per il viaggio. Treno pulito, puntuale, col wi-fi (che funzionava a tratti, a dir la verità) e la possibilità di guardare dei programmi tv grazie alle cuffiette infilate nel sedile; personalmente non mi sono lasciata sfuggire l’opportunità di godermi un programma di cucina in portoghese. La durata del viaggio è stata di circa tre ore.

Anche qui ho prenotato un appartamento su Airbnb, la padrona di casa ci aspettava davanti al Museo del Fado, distante circa un quarto d’ora a piedi da Santa Apolonia. L’appartamento, nel caratteristico quartiere Alfama, era vicinissimo a questo luogo d’interesse, in una posizione allo stesso tempo molto centrale, ma tranquilla.  In pochi minuti a piedi, attraverso un intricato dedalo di stradine sali-scendi, si arriva alla Sè, la cattedrale.

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A circa 15 minuti a piedi dal quartiere Alfama si trova Praça do Comércio, la piazza principale di Lisbona e il simbolo più evidente della ricostruzione voluta dal marchese di Pombal a seguito del terremoto che demolì la città nel 1755. È una piazza a pianta rettangolare, di notevolissime dimensioni delimitata da una serie di edifici e dal fiume Tago nella parte inferiore.

Passando sotto l’arco tra le due ali dei palazzi che racchiudono la piazza, si giunge al quartiere Baixa, che può essere considerato un po’ il centro storico vero e proprio della capitale portoghese.  È la zona più spiccatamente turistica, dove si può fare shopping, facendo slalom tra i “buttadentro” che ti incitano a mangiare al ristorante a qualsiasi ora del giorno; tutte le vie si incrociano seguendo uno schema ad angoli retti, modello castrum romano.

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A questo punto, confesso che per me è faticoso organizzare le idee e proseguire in ordine e in maniera comprensibile col post. Mi sono fermata a Lisbona 7 giorni e non mi ricordo assolutamente tutto ciò che ho fatto, né tanto meno con quale ordine. Comincerei con una nota di ordine pratico: come a Porto è possibile acquistare a tipo 0,50€ una carta ricaricabile, che ha validità un anno dalla data di emissione, sulla quale è possibile caricare sia importi per tratte singole che vengono scalate quando viene “obliterata” la tessera, sia abbonamenti. Io, ad esempio, alcune giornate ho caricato il giornaliero (mi pare per 7€, ma non sono sicura), che vale 24h dalla prima “validazione” ed è utilizzabile su TUTTI i trasporti: non solo la metro, i tram e gli autobus, ma anche l’Elevador de Santa Justa e tutte le varie funicolari che si trovano in città. Per quanto riguarda queste ultime (Bica, Gloria e Lavra) la fila è abbastanza contenuta, per prendere l’ascensore che dalla Baixa vi porta fino alla Chiesa del Carmo, invece, armatevi di tanta pazienza, perché l’attesa è lunga. Consiglio spassionato, almeno per una giornata a Lisbona, fate la tessera trasporti, perché è veramente un ottimo lasciapassare: nelle foto potete notare 3,60€, prezzo che si riferisce ad un viaggio A/R  ed è valido per tutte le funicolari, Santa Justa (salita+discesa) costa invece 5€…fate due conti. Il mio preferito è stato l’Ascensor do Bica e porta da a Rua de São Paulo a Largo Calhariz.

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 Sempre in tema di trasporti, è pressoché impossibile parlare di Lisbona senza citare quello che forse è il suo simbolo più famoso: il tram 28! Partiamo col dire che anche questo mezzo  è compreso nell’ormai “celeberrima” carta di cui sopra. Questo dettaglio mi rende i portoghesi particolarmente simpatici, perché temo che in Italia questo peculiare “scatolotto” giallo,a tutti gli effetti più un’attrazione che un sistema per spostarsi, sarebbe estremamente più caro. Purtroppo però, come nel caso dell’Elevador, è comprensibilmente un’ardua impresa salirci, visto il quantitativo di turisti ad ogni ora del giorno! Prenderlo fuori da uno dei due capolinea è pressoché impossibile, la scelta più saggia, a mio avviso è mettersi in fila a Martim Moniz e attendere. E attendere. E attendere. E attendere un altro po’. Perché viaggiando su rotaia il tram è soggetto ad ogni sorta di ingorgo del traffico. Può succedere, causa intralci al suo percorso, che non ne arrivino per un’ora e poi ce ne siano tre di fila. Il perché ve lo spiega la foto…scattata in presa diretta dalla sottoscritta. Non so dirvi come sia finita, perché ad un certo punto, dopo tipo mezz’ora di attesa, sono scesa e tornata all’appartamento a piedi.

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La parte più interessante del tragitto si ha nel quartiere Alfama, dove il tram lambisce da molto vicino le pareti delle case e degli altri edifici. Un altro aspetto che ho apprezzato del Portogallo, tra l’altro, è stata la mancanza di avvisi paternalistici: nel senso che, se sporgi la faccia dal 28 in corsa, rischi di schiantarti contro un muro, ma il mezzo non è tappezzato di segnali di pericolo vari ed eventuali. Insomma, se sei scemo, ti fai male, cosa che dalle mie parti si chiama “descanta bauchi”.  Il 28 termina la sua corsa a Campo Ourique, anche se non si sa bene in quanto tempo! In ogni caso, se esaurite la pazienza, potete in alternativa optare per il tram 12, che pur eseguendo un tracciato più breve, garantisce gli stessi suggestivi scorci del suo più celebre “fratello” in un abitacolo sicuramente meno affollato. A meno che, non abbiate una botta di fortuna notevole e non vi accontentiate di un giro al buio! Dopo una certa ora, infatti, i percorsi del 28 possono accorciarsi e quindi, quasi per magia, si svuotano considerevolmente. A me una sera è capitato di prenderlo da Campo Ourique fino a Praça de Luís de Camões e inizialmente era completamente vuoto, come da testimonianza fotografica. Poi qualcuno è salito, ma decisamente pochissime persone!

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È nei dintorni di Praça Camões che si trova anche la celeberrima statua di Fernando Pessoa, subito dietro le scale per l’uscita dalla fermata Baixa-Chiado della metro.

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Personalmente, reputo il Castello di Sao Jorge abbastanza trascurabile, più bello da vedere da lontano che non da raggiungere. Rimangono a questo punto tre cose di Lisbona della quali vale la pena parlare: il giro in battello, Belem e l’acquario (a parte il post “Varie ed eventuali portoghesi” che sarebbe mia intenzione scrivere, viste le cose che non riuscirò ad infilare in questo che sta diventando lunghissimo!).

 Lo Yellow Boat Tour, a mio personalissimo avviso, è il modo più suggestivo per raggiungere Belem. L’imbarco si trova proprio di fronte a Praça do Comércio, i battelli partono ogni ora e mezza, il primo salpa alle 11.00. Il biglietto costa 19€, c’è uno sconto se lo si fa online, ha la formula “hop on/hop off” e dura 24h. La prima sosta si ha dopo circa un quarto d’ora, quando, se si vuole, si può scendere a Cacilhas, un anonimo porticciolo sul fiume Tago che si trova più o meno di fronte al punto di partenza. Ci sono un faro carino, un sacco di meduse gigantesche nell’acqua, qualche negozietto trascurabile e il “solito” vialone di ristoranti per turisti.  Il punto comunque non è la location in sé, anzi, in realtà essere costretti a starci 1h e 30′ è un po’ una rottura, ma la vista che si ha sulla città di Lisbona, sicuramente vale un giretto.

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Per arrivare a Belem da qui sono necessari circa 45 minuti di navigazione, durante i quali si passa sotto il suggestivo ponte 25 de Abril, realizzato dalla stessa compagnia del Golden Gate di San Francisco, con il quale condivide lo stile. Durante il viaggio si gode anche di un’ottima visuale sulla statua del Cristo-Rei, che svetta maestosa sulla riva sinistra del Tago; alla fine è una”taroccata”di quello di Rio de Janeiro, eretto per ringraziare Dio per non mi ricordo quale guerra scampata. Prima dell’attracco si trova il Monumento alle Scoperte, che raffigura e celebra i marinai che parteciparono alle grandi esplorazioni marittime. Purtroppo durante la mia visita erano in corso lavori di ristrutturazione, quindi l’opera era completamente ricoperta dai ponteggi.

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L’arrivo è praticamente di fronte al Monastero dos Jerónimos, uno spettacolare edificio bianco in stile gotico manuelino, costruito per celebrare il ritorno di Vasco da Gama, dopo aver scoperto la rotta per l’India.

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Nei pressi della suggestiva costruzione c’è anche la più famosa e antica pasticceria (si chiama “Antiga confeitaria de Belem”) che sforna i “pasteis de nata”: i super tipici pasticcini portoghesi a base di sfoglia e una specie di crema pasticcera molto “budinosa”. Si narra siano nati proprio all’interno del monastero e si siano diffusi in seguito alla rivoluzione liberale del 1820, quando g li ordini religiosi vennero aboliti. I dipendenti laici del convento iniziarono a cercare lavoro altrove, così il pasticcere dei Jèronimos si portò dietro l’antica ricetta e la diffuse nel mondo. La fila per l’asporto è notevole, forse vale la pena sedersi un attimo, mangiare con calma, fare pipì e ripartire, perché il servizio e rapido e efficiente, il locale è grande e secondo me vi sbrigate prima!

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Ovviamente poi a Belem sorge sulla riva del fiume Tago la celeberrima omonima torre, posta a difesa della foce del corso d’acqua.

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Il ritorno dura un’oretta scarsa, durante la quale potete avere un’ottima panoramica della torre dall’acqua, ovviamente tutte le attrazioni viste all’andata e Praça do Comércio all’attracco.

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L’ultimo capitolo, prima del post di contorno al quale accennavo prima, nel quale vorrei parlarvi di Sintra, cibarie e delle giornate al mare, è l’acquario. Partiamo col dire che lo scorso anno sono stata a quello di Valencia, dove mi sono follemente innamorata del tricheco. Ma la di là di improbabili lovestory transpecie, sicuramente l’attrazione spagnola mi è piaciuta di più. Tuttavia anche l’acquario portoghese vale sicuramente una visita. Se non ricordo male, ma prendetela col beneficio del dubbio, potete comprare i biglietti online e stamparli nelle biglietterie automatiche che trovate all’ingresso, il prezzo è intorno ai 17€ (credo).

Innanzitutto è comodo da raggiungere: ci si arriva con la metro amaranto, la fermata è “Oriente” e se avete intenzione di andare solo lì vi conviene fare il biglietto A/R e non il giornaliero. La vasca centrale è enorme e tutto il percorso, fatto anche di zone più piccole, le gira intorno. Di questa notevole quantità d’acqua le cose che più mi sono rimaste impresse sono due: gli orrendi pesce sole e la maestossima manta gigante.

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Per il resto non mi sembra rimanga molto da dire, semplicemente vi metto le tre foto delle cose che mi sono piaciute di più: i puffin, che “rincorro” per vederli dal vivo dal almeno 4/5 anni, le adorabili lontre e la piccola figliola di Chtulhu, la seppia. Spero il”reportage” sia interessante e comprensibile e spero di sbrigarmi con l’ultimo capitolo di quest’avventura lusitana!

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