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Denatalità

Se qualcuno ha letto il blog con una certa frequenza o se ha scorso qualche articolo un po’ meno recente, non avrà mancato di notare che non sono la fan numero uno del genere umano. So di averlo fatto presente in più circostanze, ma la mia ottennale stramba relazione col signor Tatolo nasce grazie all’aforisma bukowskiano “Umanità mi stai sul cazzo da sempre, questo è il mio motto”. Insomma, forse gli ultimi post sono stati un po’ fuorvianti, perché piuttosto neutri, ma sono un essere umano  complicato e scontroso, caratteristiche che forse si evincono dal post “Trained monkey”. E, a proposito del buon Hank e della mia attuale occupazione, ci sarebbe da scrivere “School office”, che non avrebbe assolutamente nulla da invidiare a “Post office”. Ma ho il vago sentore di aver già detto una cosa del genere, perdonatemi è un momento piuttosto difficile per me dal punto di vista intellettivo. Anche per un sacco, sacco, sacco di altra gente che ho intorno, ma almeno loro non lo sanno, io, ahimè, ne sono fin troppo consapevole.

Involontariamente, quest’ultima parte di quest’introduzione un po’ così, si è rivelata un ottimo tramite per esprimere un ennesimo parere non richiesto che, com’è facilmente intuibile, rimanda al titolo. Sarebbe fin troppo facile giocare sull’impossibilità di trovare parcheggio, sullo stare in fila nel traffico, sul prenotare una qualsiasi visita medica, sul prendere un treno e perfino sul fare la fila alla cassa. Credo che molto pochi di noi, nella loro vita quotidiana, abbiano la percezione di una qualche carenza nella produzione di esseri umani. Ma, ci dicono, in Italia si fanno sempre meno figli e da qui partiamo, prendendo per buona quest’affermazione.

Non ho voglia di parlare di numeri. Non ho voglia di stare a sviscerare il fatto che sul Pianeta siamo più di 7 miliardi e nel complesso non stiamo affatto diminuendo. Non ho voglia di parlare di costi, previdenza sociale, invecchiamento della popolazione e “ommioddio qualcuno pensi al patrimonio genetico italiano, salviamo l’italianità dall’estinzione” e altre farneticazioni del genere. Tutto probabilmente molto giusto, ma tutto estremamente ‘sticazzi. In milioni di anni nella storia dell’umanità si sono succeduti popoli e razze e la Terra ha continuato a girare. Struggetevi voi per la pizza e Dante, io credo nella Grande Irrilevanza del particolare, all’interno del grande meccanismo del Flusso Cosmico. Ho pure fatto pace con l’horror vacui.

Io, nella mia infinita presunzione, vorrei provare a dare una prospettiva, al solito estremamente personale, che vada al di là dell’aspetto economico, femminista o strettamente sociologico. Io non mi sono mai interessata ai grandi mutamenti della struttura familiare, dei rapporti personali, della condizione della donna nella società moderna e bla bla bla. Sono figlia di un goldone bucato o di un coito interrotto mal riuscito, chi lo sa, non ho alcun tipo di background per farmi un’idea su un contesto domestico come dovrebbe essere. (Non ce l’ho anche per una serie di altri motivi, ma non sono interessanti né da leggere, né tanto meno da raccontare).

Io, molto più basilarmente, ho osservato con il mio sguardo distorto la realtà e mi sono posta delle domande. Mannaggia a me e agli interrogativi ai quali non riesco a sottrarmi. E mi sono chiesta come si legittima questo gran parlare di culle vuote. E mi è tornato in mente Schopenhauer, tutto questo blaterare di fertility day e di necessità di riprodursi, mi ha fatto ripensare alla Vita come Volontà il cui solo scopo è perpetrare se stessa. E se proprio vogliamo dirla tutta, sarebbe anche umanamente semplice e consolante. Ma se devo guardare i miei genitori o la stragrande maggioranza di chi ho intorno, io, nel loro vivere da soli, andare a lavorare, guidare nel traffico, fare i pranzi di Natale ecc. non vedo niente di buono in sé. Cioè, se io devo alzarmi la mattina, starmene in ufficio maledicendo ogni cellula del mio corpo, per guadagnare dei soldi, mettermi un tetto sulla testa e dare vita ad un’altra generazione…anche no. Perché se non lo faccio io, ci sono altri miliardi di persone che lo fanno. E non c’è niente di buono, né meritevole, né originale in tutte le politiche familiari immaginabili. Cioè, ma come diamine fanno “tutti loro” a pensare che la loro insulsa, immutabile, stantia routine valga la pena? Perché io ho solo voglia di tirare le testate contro il muro. La società non può legittimarsi semplicemente con il suo costante sussistere. Abbiamo bisogno di pazzi, visionari, persone che hanno progetti che vadano oltre lo spingere carrozzine e aprire mutui per case a schiera.

Tuttavia, mi rendo conto che giro sempre intorno alla stessa cara ossessione, senza fare nulla per sfuggirci. Che sono stanca di meccanismi ai quali non ho mai fatto poi molto per sottrarmi. Che sono sempre e solo stata in un angolino a compatirmi. Che questo è l’ennesimo, ciclico, post di rabbia e disprezzo pseudoadolescenziale e alla soglia dei 30 o ti sottrai o ti arrendi. Amen.

P.s. Arriverà anche l’ultimo post sul Portogallo. Solo che l’inizio anno, il rientro in ufficio e la vita che ti passa sulla schiena come un trattore mi hanno debilitato nello spirito. Sì, insomma, niente di più, niente di meno, rispetto alle “cicliche fasi di paranoia e pessimismo, senza motivo apparente” con cui mi presento in “About”.

L’educazione sentimentale

It’s Christmas Eve! Ma a me della vigilia di Natale non interessa un granché. Mi chiedo se esistano adulti senza figli a cui il Natale piace davvero. Probabilmente sì e tanti, mica viviamo in un mondo di Grinch. La mia riflessione notturna random con questo in realtà non c’entra nulla, riguarda invece il “giudizio” sul sentimento altrui. In Italia viviamo all’interno di una società che si scandalizza per le coppie omo, ma ritiene “culturalmente” accettabili tutta una serie di comportamenti REALMENTE lesivi all’immagine della coppia voluta dai simpatici cristiani. Non voglio fare la massmediologa di ‘sta ceppa, quindi evito di soffermarmi su tutte le soap-opera melense e melodrammatiche che ci sono. Io mi limito ad una considerazione nata da una situazione estremamente vicina a me (mia sorella, 18 anni). Come si fa a dire “ti amo” a tre persone diverse nell’arco di 2 anni e mezzo? Come si fa ad entrare ed uscire dalle vite delle persone (con tanto di cene con parentame della “dolce metà” di turno) con tanta facilità? Ora io mi rendo perfettamente conto dei miei limiti di sfigatella repressa che ha perso 5 anni dietro ad un ragazzo con gusti FIN TROPPO simili ai suoi (you know what I mean…). Mi rendo conto che non tutti possano dannarsi l’anima per un altro essere umano tanto a lungo, senza reciprocità. Mi rendo assolutamente conto poi che da teenagers uno abbia anche voglia di “provare”. Ma perché depauperare l’esperienza relazionale? Pur ammettendo i miei fondamentalismi, le mie stramberie, le mie intransigenze, non posso pensare che un qualsiasi essere umano sia in grado di AMARE qualcuno, porre fine alla storia e una settimana dopo AMARE una persona completamente diversa. Non posso pensare che sia normale infilarsi nelle FAMIGLIE della controparte perché si è innamorati e poi tutto finisce e 15 giorni dopo si PORTA A CASA un altro. Sarò io che dò troppo importanza alle cose, alle parole, agli atteggiamenti, sarà l’invidia, sarà il rancore del mio passato Amore frustrato, ma questa roba qui mi turba proprio. Sarà che la vivo in “diretta”. Sarà che dalla prima superiore sono passati SOTTO QUESTO TETTO almeno 5/6 morosini di mia sorella. E mi chiedo se sono io particolarmente bacchettona (e probabilmente lo sono). Non mi sconvolge che un teen sia un po’ farfallone, non mi sconvolge l’idea di storie superficiali, senza importanza. Mi lascia perplessa invece il somministrare steroidi emotivi a relazioni graciline e poco “palestrate”. Sarà anche che io ho un senso della riservatezza (figlio diretto del mio egocentrismo) enorme. Perché non si può limonare e financo copulare con Tizio e Caio di turno senza per forza dovergli dire TI AMO e andare a mangiare la torta al compleanno di sua nonna? E, di contro, perché non ci si fanno scrupoli il mese dopo ad amare, copulare e mangiare la torta per il compleanno della nonna di un altro? A me personalmente lascia immensamente più nauseata lo sfoggio tanto ridicolo di relazioni amorose che si rivelano interscambiabili, piuttosto che i dettagli anatomici del sesso tra due persone che davvero condividono qualcosa in quanto uniche l’una per l’altra. Perché siamo esseri umani schifidi e insignificanti, detestabili e sostituibili. Ma se c’è una cosa in cui dovremmo essere “speciali” è l’Amore, perché SE si ama, lo si fa verso UNA persona per il modo in cui lei È. E se questo finisce si viene privati di un pezzo importante di se stessi, di ciò che si era messo in gioco, di ciò che si era visto nell’altro. Un Amore che finisce è un lutto, è una necrosi dell’anima, una ferita lancinante, sanguinante che ha bisogno di tempo per rimarginarsi. E le catene di montaggio notoriamente spersonalizzano, alienano e privano l’umano della sua identità di persona. A me sembra un po’ la storia di “al lupo, al lupo!”. Per quante volte in un limitato lasso di tempo (e in senso assoluto in realtà, ma su questo sono più “agnostica”) si può dire “TI AMO” risultando credibili? Lo so, lo so…non esiste un numero. Lo si può fare il numero di volte in cui il pirla di turno è disposto a crederti. E poi si “timbra” il compleanno di un’altra nonna. E nella percezione comune questi non vengono delineati come “mal-educazione sentimentale” e identificati come il germe della decadenza di un sistema di valori improntati sulla famiglia e sul matrimonio. No, l’importante è che i gay spariscano dal pianeta! Ma vaffanculo vah,,,

P.s. La citazione nel titolo dell’omonimo romanzo di Flaubert è voluta, anche se non c’entra …

Questioni di genere

A me le quote rosa fanno incazzare. Mi indignano proprio. Come donna, come essere umano, come libera anarchica pensatrice. Mi infastidisce enormemente che mi si cotringa a dover votare qualcuno in quanto in possesso di un utero. Mi infastidisce ancor di più quando danno per scontato che un candidato donna ottenga a prescindere i voti delle donne. Diamine, la Santanché è  (credo…) una donna, non la voterei manco sotto tortura! E poi diciamocelo, la parità di genere imposta non solo è utopica, ma sarebbe quantomai controproducente alla democrazia! Perché io ho notato questa cosa qui: gli uomini stupidi lo sono in modo rozzo, dozzinale, sfacciato, lapalissiano e inconfutabile. Un uomo davvero stupido lo vedi. Forse perché per sua natura è un essere umano più “lineare” e quindi non lo voti. Le donne stupide invece sono più subdole (a parte i casi eclatanti, come quello citato in precedenza), non hanno atteggiamenti ottusi così evidenti tali da renderle immediatamente riconoscibili e, di conseguenza, neutralizzabili. La donna stupida, più che per i suoi exploit di cazzate, si fa notare per una pochezza di fondo, per una tendenza a ridurre le cose alla sua visione claustrofobica, per il non riuscire a trascendere la sua natura di bipede acefalo limitato nel tempo, nello spazio e soprattutto nei neuroni. E’ molto facile confondere questa creatura con donne cerebralmente normodotate e, in certi casi, perfino con quelle intelligenti. Perché talvolta con quattro frasi fatte che non capiscono nemmeno troppo bene, riescono a sembrare quasi degne di fiducia. E quindi ben vengano le uguali possibilità e la lotta alla discriminazione (in ogni sua sfacettatura), ma per favore, non obbligatemi a votare una donna, è molto rischioso.

L’antipolitica ci ha rotto i coglioni!

E che caspiterina!

Non ne posso più…in corriera, le nonne, alla tv, al bar, in sala d’attesa del dentista, alla radio…tutti a spalare vagonate di cacca sui politici, sulla cosiddetta casta. Come se automaticamente uno eletto diventasse uno stronzo, come se un tenero agnellino si trasformasse automaticamente in lupo famelico arraffatore una volta arpionato un seggio da qualche parte.

E io proprio mi sono rotta le balle di questi discorsi generici tipicamente italioti. Perché oltre ad essere una nazione di 60 milioni (suppergiù) di ct della Nazionale di calcio, siamo anche 60 milioni di opinionisti di ‘sta gran cippa.

Tutto questo, ovviamente, senza essere minimamente informati di ciò che in realtà avviene sul territorio. Perché alla fine fa più figo vedere che si è “informati” sul Formigoni di turno. Perché alla fine l’indignazione è un bisogno ancestrale dell’uomo. Perché alla fine, e l’ho già detto “commentando” l’Amaca di Serra di un po’ di tempo fa, a dargli contro al corrotto di turno ci sentiamo tutti un po’ meno “sporchi”.

Ma la politica, vivaiddio non è questo. E ‘sta rassegnazione generalizzata m’ha davvero rotto i coglioni. Perché alla fine fa il “loro” gioco. Perché più gente si disaffezione alla politica, più potere hanno le mele marce, che fanno votare i loro “amichetti”.

E allora, combattiamola questa antipolitica di merda. Alziamo la testa. Siamo stati indotti da un’esimia testa di cazzo a credere che la politica sia varietà (ultimo episodio l’indecoroso show di cui tutti parlano), sia una buffonata, sia business, sia schifidume.

E invece, signori, ritroviamo la dignità di cittadini. “Usiamo” la democrazia rappresentativa. Arginiamo le mele marce esprimendo il nostro consenso per qualcuno che può davvero fare qualcosa. Non voglio fare propaganda politica, voglio fare propaganda ALLA Politica. Diffidate dal populismo del cavolo.

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De scoglionanzium

Io non odio nessuno per essere bianco, nero, rosso, giallo, verde o blu. Io non odio nessuno per essere etero, gay, bisex, transex o peluchesessuale. Io non odio nessuno per essere di destra, sinistra, centro, anarchico, liberale, liberista, comunista, fascista, neonazista, filocapitalista o papista. Io non odio nessuno per essere alto, basso, medio, nano, watusso. Io non odio nessuno per essere biondo, castano, nero, rosso, grigio o a pois. Io non odio nessuno per essere cattolico, protestante, musulmano, buddhista, induista, animista, rastafariano o della Chiesa del file-sharing. Non odio nessuno perché legge i libri di Dan Brown, della Tamaro, di tutte le sfumature di ‘sta gran cippa, di Danielle Steel, di Bruno Vespa o le biografie di Barbara D’urso. Non odio i fanatismi, gli isterismi, le ortodossie, le prese di posizione a caso. Non odio i discorsi sul tempo, sulla soubrettina di turno, su quanto si stava meglio quando si stava peggio e quando c’era lui i treni arrivavano in orario (ma quando mai?).

Alla fine io non odio niente. Se non la sensazionale pochezza del genere umano. Se non la faciloneria gratuita. Se non la sterilità delle parole. Se non gli inutili isterismi di massa. Se non la disarmante superficialità. Se non, e forse soprattutto questo, la mia totale incapacità di arrendermi alla bidimensionalità del mondo.

P.s. 5 anni di latino buttati nel cesso, ma vabbé…

P.p.s. Buon 5 novembre

Everybody hates Elsa Fornero

Come sempre seguo la politica a spizzichi e bocconi (bocconi minuscolo, nel senso  di “morsi”, che di ‘sti tempi e visti i governi tecnici è meglio specificare…tra l’altro è una battuta involontaria simpatica). Penso però sia impossibile scampare alle sparate più o meno assurde, più o meno criticate del Ministro Fornero. E alla fin fine poi, pur sbagliando i tempi e i modi, errore che un politico, tanto più un membro del Governo, tanto ancor di più di un Governo tecnico non eletto dal popolo, non dovrebbe fare…dicevo, alla fin fine non è che dica cose poi così assurde. Perché pronti tutti ad indignarsi, ma siamo realisti su…tutti abbiamo nella cerchia di conoscenze un laureato a calci in culo, il compagno di liceo ignorante come un carciofo lasciato marcire in frigo che si è iscritto all’università e ci sta mettendo il doppio per finirla. Questa gente esiste ed è ovunque. E se ne sta a “parcheggiata” nelle università a cazzeggiare. Perché? Perché siccome in Italia c’erano pochi laureati, per “gonfiare” le percentuali  si sono inventati la triennale e così ogni povero stronzo ignorante pensa di poter mettere “dottore” davanti al proprio nome.  Ma se sei un povero stronzo ignorante, anche se poi, dopo il doppio del tempo, esci laureato, resti comunque il dottor stronzo ignorante, non è che diventi un genio. Non è che il datore di lavoro viene a chiederti di lavorare per lui per piacere. E allora non è la laurea ad essere sottovalutata, è il dottor stronzo ignorante che si sopravvaluta. E qui si collega anche l’ultima sparata, quella di oggi, quella sui giovani “choosy” che vogliono il lavoro dei loro sogni e non si accontentano di un primo impiego. E secondo me alla fine tra le due cose c’è un nesso profondo: se eri coglione prima, esserti laureato non ti ha migliorato e non ti puoi aspettare di diventare amministratore delegato delle Megaditta solo perché, dopo sei anni, hai preso una triennali in Economia. Non lo so, mi capita di aprire la mia pagina di facebook e di leggere post di certa gente suppergiù della mia età e mi viene da dirmi che alla fine se i giovani sono davvero questo, il problema non è solo la crisi, ma è anche la deficienza imperante. Io tanti miei coetanei che conosco non li assumerei nemmeno per tagliare il prosciutto, altroché laurea…

Ah no…e poi c’è la polemica sui professori. Che anche qui, ho letto un po’ così di passaggio. Premettendo che sono fermamente contraria ai tagli ai docenti, in particolare a quelli di sostegno, mi fa un po’ ridere che questa simpatica categoria     si incazzi per l’aumento delle ore settimanali (da 18 a 24 eh, non stiamo parlando di cose fuori dal mondo) e per la polemica sui giorni di vacanza. Eddai su, ripeto, al di là dei tagli, dei disservizi e quella roba lì, non l’hanno sempre pensato un po’ tutti che i professori siano un pochino paraculati?

Ah…così, vorrei far presenti che io di mio sarei sinistroide eh…

The killer in you is the killer in me

Eh niente, è un titolo un po’ alla cazzo di cane, ma l’esperienza pseudo lavorativa in ambito pseudo (molto pseudo) giornalistico che sto facendo insegna che i titoli alla cazzo di cane funzionano bene. Mi spiace deludere il caro Randy, ma al momento rimando il post libresco, sarà che non ho trovato IL  libro che mi ha fatto venir voglia di scrivere qualcosa su di “lui”. Casa di foglie sicuramente avrebbe meritato un post, ma la voglia di scriverlo, l’ispirazione e le tempistiche non sono coincise. L’ho mai detto che il mio peccato è l’accidia? Sí, l’ho detto…è che sono monotona anche.

A parte le puttanate, di ‘sti tempi pensavo a cose un po’ più “politicizzate”, a cose tipo Fiorito, Sallusti e compagnia cantante. Il tutto nasce fondamentalmente dall’Amaca di Serra di non ricordo quando, quella che riporto qui sotto insomma. Ed è una riflessione che mi è parecchio rimasta dentro. Perché alla fine siamo sempre tutti pronti a dargli addosso allo “schifoso” di turno, al traditore, al serial killer, al politico corrotto, al figlio disobbediente…ecc. ecc., ma dal canto nostro cosa facciamo affinché le cose facciano meno schifo? Non è che questi personaggi “brutti e cattivi”, i lupi di Cappuccetto Rosso di turno, servano po’ come candeggio per la coscienza che “Siccomenonsonocomeluiallorasonobravobelloebuono”?! Io (sempre per via che sono monotona) non ho mai nascosto il mio egocentrismo con degenerazioni solipsistiche, ma penso che non sia necessariamente un male. Perché alla fine il fatto di avere in massima considerazione il proprio agire e il proprio tornaconto personale si ripercuote positivamente  anche sugli altri. Perché pur facendo a volte un giro molto largo, le cose in qualche modo “tornano” e se tutti, o meglio e se ciascuno nel suo piccolo cercasse di essere un umano il meno cagacazzi possibile,  il mondo sarebbe meno orrendo. Alla fine, è tutto qui. 

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Amnesia

L’altro giorno, mentre stavo facendo non ricordo cosa, ho avuto un’idea brillante (o tale a me pareva) su un post da scrivere su questo blog, che ha sicuramente visto giorni più fertili. Dentro la mia testolina matta avevo anche già mezzo “scritto” qualcosa, ma ahimé mi sono dimenticata il contenuto. Invece, saltando di palo in frasca, rapidamente, oggi leggevo la home di Repubblica.it e l’occhio mi è caduto (metaforicamente, of course) su un titolo che faceva riferimento alle parole degli scout sui gay. Ora, io non voglio entrare in polemiche o che…ma se nella vita questo

vi dà più fastidio che vedere questo

(ovvero un uomo che si riempie la bocca di parole come pace, amore, fratellanza, tolleranza e rispetto, ma poi va in giro conciato peggio di un rapper tamarro, invece di FARE qualcosa di ciò che predica)

allora secondo me c’è qualcosa che non funziona. 

Ecco, non è questo il post che volevo scrivere originariamente, ma è comunque una riflessione che mi è venuta oggi. E io me lo chiedo sempre cosa penserebbe il povero Gesù Cristo di ciò che un branco di stronzi ha fatto di quella che tutto sommato era anche una filosofia di vita apprezzabile. 

Festa de che?!

Tatolo (esordio di telefonata): Auguri

Tatina (che poi sarei io): Auguri? Oddio…compleanno no, onomastico no, anniversario no…mi sono persa delle ricorrenze? Auguri de che?

Tatolo: Ma è la festa della donna!

Ecco, questo per dire che la festa della donna la sento ancor meno del Natale. Chissenefrega di mimose e affini. Provo solo tanta tristezza al pensiero delle donnette arrapate che stasera festeggeranno la ricorrenza assistendo allo strip di manzi muscolosi bisunti. Complimenti, voi avete capito appieno il senso dell’8 marzo. Cose più importanti…domani mattina vado a prenderLO!

Uteri vuoti

Ma che è il boom di ricerche correlate a “Oppio sulle nuvole” di ieri? E com’è che ultimamente sembra diventato gettonatissimo il voto plurimo?

Cmq, dato questo prologo completamente inutile ed insensato, volevo dire la mia sul famigerato articolo apparso su Libero a firma Camillo Langone, quello intitolato, più o meno, “Togliete i libri alle donne e torneranno a fare figli”. Premetto che non ho letto l’articolo e non ho alcuna intenzione di farlo, visto che dell’opinione di uno che scrive su tale giornale me ne frega veramente poco, va bene il pluralismo, ma anche un minimo di selezione mi sembra doveroso! Allora, viene giustamente da chiedersi cosa cavolo lo tiro in ballo a fare, se nemmeno gli ho dedicato 5 minuti della mia attenzione…beh, in realtà volevo semplicemente usarlo come pretesto per parlare del tema che il titolo del suo articolo suggerisce.

Ultimamente mi è capitato di leggere almeno una decina di blog “femministi”: di mamme in carriera che rivendicano il loro ruolo sia in società sia in famiglia, di donne che si lamentano di uomini egocentrici e pressapochisti, di ragazze che si disperano perché trovano in giro solo stronzi. Ora, io questo qualunquismo femminista, quest’ottica del maschi vs. femmine che ci hanno inculcato in testa in ogni modo, non riesco a digerirlo, non posso sopportarlo. Che poi questo fondamentalmente non centra nulla con quello che volevo dire in origine, ma serve almeno a dare un’idea generale, una volta di più, di che orrenda persona sono.

Tornando al tema della discussione, io sono perfettamente d’accordo col titolo dell’articolo del sig. Langone. Mi sembra un dato di fatto quantomeno oggettivo che l’ingresso sempre più massiccio delle donne nel mondo del lavoro, nelle università, nella politica, registrato negli ultimi decenni del Novecento, abbia portato ad un decremento delle nascite. Mi sembra, inoltre, evidente che spesso siano le extracomunitarie, tendenzialmente “sottomesse” al marito e poco scolarizzate, ad avere le famiglie più numerose. Mi sembra lapalissiano che una donna in grado di realizzarsi “fuori casa” non voglia passare la vita cambiando pannolini per 6, 7, 8 ecc. figli. Insomma, anche se è brutto dirlo, oggi molte donne fanno cose più rilevanti che sfornare marmocchi.

Noi italiani viviamo in una società in cui la donna è circondata dall’aura mistica di “angelo del focolare”, leggevo o guardavo in tv, non ricordo bene dove, che all’estero la donna italiana è vista come una creatura dalla tette enormi, i fianchi generosi con annodato un grembiule, sempre ai fornelli che sforna manicaretti per il maritino ed i suoi pargoli. Io resto fermamente convinta che per quanto siano orrendi gli stereotipi, se esistono vuol dire che un fondo di verità c’è. Poi non c’è da stupirsi degli exploit di certi personaggi più o meno politicamente schierati, che se ne escono con queste vaccate. Nell’immaginario collettivo la donna italiana rimane ancorata ad una visione patriarcale di stampo fascista e all’onnipresente tradizione cattolica.

Ma in fondo non è nemmeno questo il punto. La verità è che l’avvento della cultura “per le masse” ha aperto gli occhi anche alle giovani ragazze italiane, hanno scoperto che c’è tutto un mondo anche fuori dalla loro cucina, per cui nella vita non c’è solo essere una buona moglie e madre, ma ci si può realizzare anche in società e sul  lavoro, si può contare qualcosa anche al di fuori della famiglia. E per forza di cose questo si riflette sulla natalità, è un po’ la scoperta dell’acqua calda. Conciliare casa e lavoro è un’impresa in cui si cimentano sempre più donne, che non possono minimamente pensare di avere 4 o 5 figli, semplicemente non ne hanno il tempo e probabilmente spesso non avrebbero nemmeno i soldi per garantire a tutti loro determinati standard. Quella degli standard di vita oggi sarebbe un’altra digressione interessante, ma non in quest’occasione. Forse è vero che c’è meno propensione al sacrificio, meno disponibilità alla rinuncia, ma non mi sembra così sconvolgente in questa società del “tutto e subito”. Insomma, perché questa possibilità dovrebbe valere per gli uomini e non per le donne?

Infine, mi chiedo dove stia il “male” in tutto questo. Insomma, la popolazione mondiale ha passato i 7 miliardi, dove diamine sta il problema se le italiane fanno meno figli? E’ proprio così necessario che ci si riproduca come i conigli per salvaguardare il popolo italiano? Non è che siamo portatori di chissà quali grandi virtù eh, anche perché nella nostra penisola nel corso dei millenni da qui è passato un po’ chiunque, quindi di base il cosiddetto “popolo italiano” ha un corredo genetico abbastanza “bastardo” (nel senso di non puro). E poi, in un mondo affaticato, in cui si vive sempre più a lungo, in cui i ritmi sono sempre più frenetici, è poi così un male se ci sono famiglie meno numerose? E’ così una male se alcune donne decidono di non avere figli? Io personalmente non credo. Fermo restando che la maternità rimarrà per sempre un valore imprescindibile all’interno della società, fermo restando che il “desiderio di maternità” (nel bene e nel male) resta una pulsione primaria della donna, fermo restando il diritto di essere contemporaneamente madri e lavoratrici, mi chiedo davvero se sia un male che attualmente le donne stiano diventando un po’ più persone ed un po’ meno mamme.

Io che, ripetiamolo, sono una personale orribile proporrei uno slogan: più cultura e meno marmocchi, più libri e meno pannolini.