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A long road to nowhere

Il bisogno di radici, di affondare i piedi in qualcosa che io senta un po’ più mio, inizia a farsi assillante, fino a mozzarmi il fiato in certi momenti. Giorni così…in cui tutto sembra inutile, in cui l’aria è irrespirabile, in cui ogni piccolo dettaglio sembra irrimediabilmente sbagliato. Ciclica fase di pessimismo, fastidio e scazzo cosmico. Passerà, come sempre. Tornerà, come sempre. Solo che a volte…tutto questo…mi sfinisce…e come sempre…Charles…
Quando basso e pesante il cielo grava
Come un coperchio al gemebondo spirito
Preda di lunghe accidie, e a noi, abbracciando
Tutto il cerchio dell’orizzonte, versa
Un buio lume, più triste che notte;
Quando la terra si trasforma in umido
Carcere dove la Speranza, come
Un pipistrello, se ne va sbattendo
Contro i muri la sua timida ala,
Urtando il capo a putridi soffitti;
Quando la pioggia, stendendo le sue
Immense strisce, imita le sbarre
D’una vasta prigione, e un muto popolo
Di ragni infami al fondo del cervello
Viene a tenderci le sue reti, – a un tratto
Campane erompono furiose e lancian
oVerso il cielo uno spaventoso urlo,
Come spiriti erranti e senza patria
Che diano in gemiti, ostinatamente.
E dei lunghi, funerei cortei
Vanno sfilando nell’anima mia
Senza tamburi né musica, lenti.
È in lacrime, ormai vinta, la Speranza
L’atroce Angoscia mi pianta, dispotica,
Sul cranio chino il suo vessillo nero.

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Il baratro

Prima cosa: qualcuno mi sa dire con certezza se quello nella pubblicità di Roberto Cavalli sulla copertina posteriore di Rolling Stone di questo mese è Mister Pete Doherty?! Io sono quasi convinta di sì, ma truccato in quella maniera fa un po’ strano, più del solito A bocca aperta, quindi, se qualcuno potesse darmi conferma, sarei grata! A prescindere da ciò, quella pagina finirà attaccata in camera mia (dove è ancora un mistero, ma le troverò un posto!).


Seconda cosa: volevo sproloquiare sulla mia lunga strada di discesa in una strana voragine di paranoia mentale, che forse non ha fondo, ma mi sarei lasciata prendere dai dettagi e dall’enfasi,
soprattutto per via delle circostanze in cui è saltato il meccanismo
che riusciva a non far precipitare ogni cosa in quella specie di buco
nero, che da sempre è un evidente errore di progettazione nella mia
indole
. Avevo anche iniziato, ma stava diventando un intervento troppo lungo e forse anche un po’ preoccupante per chi mi conosce. Così, lascio che a dire ciò che mi passa per la testa in questo momento, sia una poesia dell’uomo che io avrei dovuto incontrare, colui che ha messo in versi ciò che penso, 130 anni prima della mia nascita.

IL BARATRO (Charles Baudelaire)

Pascal aveva un baratro che con lui si muoveva.

Tutto è abisso, ahimè, azione, sogno, amore,
parola! E sui capelli che ritti mi si levano,

sento a volte passare il vento del Terrore.

In alto, in basso, ovunque, sponde e vuoto discerno
e il silenzio, lo spazio atroce e seducente…
Sul muro dei miei sogni Dio con dito sapiente
traccia ogni notte un incubo multiforme ed eterno

Il sonno m’impaura come un crepaccio, denso
di confusi spaventi, inespolrato e immenso
da tutte le finestre l’infinito mi appare.

In preda alla vertigine, il mio cuore non sa
che invidiare il Nulla dell’insensibilità.
Ah, fra gli Esseri e i Numeri in eterno restare.

Odio

“L’odio è un liquore prezioso, fatto col sangue, l’onore e due
terzi del nostro amore”

-Charles Baudelaire-

Credo si tenda a sottovalutare il
valore dell’odio, al giorno d’oggi si abusa di questo termine con troppa
leggerezza; come tutti i sentimenti anche questo merita rispetto, per il suo
potere di assumere, talvolta, il completo controllo di una persona e
soprattutto perché l’odio, quello vero, nasce soltanto dove prima c’era già un
legame: non si può odiare una persona di cui non ce ne frega assolutamente
nulla, odiamo soltanto quelli che sono vicino a noi e ci hanno fatto del male e
tanto più vogliamo loro bene, tanto più li odiamo. Io, dal mio piccolo colle
poggiato sulle pianure dell’Assurdo, posso dire di aver odiato due persone,
entrambe troppo importanti per me (probabilmente le più importanti) ed entrambe per motivi sbagliati, ma non c’è
nulla di razionale nell’odiare qualcuno, quindi i motivi non contano. Secondo
me, è sbagliato dire che l’odio allontana le persone, perchè, per come la vedo
io, ci si sente molto legati a colui o colei che suscita in noi questo potente
sentimento. O forse questa mia visione è dovuta soltanto al fatto che le uniche
due persone che si sono meritate il mio odio (ripeto, ingiustamente e lo so),
sono la mia migliore amica e “lui”, quello stesso “lui” che aleggia di tanto in
tanto nel corso degli interventi sul blog. In fondo, mi dispiace averli odiati,
ma come già dicevo prima, non c’è una base logica all’odio, non può esserci,
perché altrimenti darebbe un senso alla questione ed alle volte, semplicemente
non è comprensibile ciò che accade…il simpatico mondo delle passioni che tanto
preoccupava Spinoza potrà pure essere indagato con rigore scientifico, ma resta
comunque senza via di scampo. Ad ogni modo, suonerà paradossale (ci sono
abituata, ormai il paradosso è un elemento ricorrente nella mia vita), ma sono
assolutamente felice di aver odiato quelle due persone, perché, in fondo, mi ha
aiutato a capire quanto fossero fondamentali per me.

Cmq, a proposito di sentimenti…

Cold Feelings

by SocialDistortion

Uninvited feelings
They come without warning and they stay too long
I don’t wanna feel, and if I run they’ll be twice as strong.
I wait for a warning, I’m waiting for some kind of sign,
I try to separate , Try to separate my body from my mind.
I watch the clock as the second hand slowly goes strolling by.
I don’t want to feel
When a loved one’s time comes to die
I wait for a warning,
I’m waiting for some kind of sign
I try to separate, try to separate my body from my mind.
[Chorus:]
Cold feelings in the night
You know, this feeling just ain’t right.
And though I try I just can’t hide
Cold feelings in the night
Yeah I got faith,
But sometimes fear it just weighs too much I don’t want to feel,
Cold winds blowin’ through me with an icy touch.
I wait for a warning, I’m waiting for some kind of sign.
I try to separate,
Try to separate my body from my mind.
[Chorus:]
Cold feelings in the night
You know, this feeling just ain’t right.
And though I try I just can’t hide
Cold feelings in the night
[Repeat chorus]

P.s.: Spero prossimamente di poter scrivere cose un po’ meno contorte,
serie e vagamente deprimenti! Prometto solennemente cercherò di essere un po’
meno paranoica…purtroppo però è quella la mia natura, non garantisco nulla…

P.p.s. Ah…dimenticavo…Lau, come sempre io e te 3mst!

 

Spleen

Oggi è una di quelle giornate in cui si ha voglia solo di stare nel letto, a guardare le lancette che girano…è una di quelle giornate da “spleen”, in cui non c’è motivo per essere di cattivo umore, ma allo stesso tempo non si è felici, nasce una malinconia difficile da spiegare a parole…il mio adorato Charles ha scritto una serie di poesie su questo stato d’animo, la prima che ho letto e che mi ha fatto innamorare di lui è questa:

Spleen

di Charles Baudelaire

Quando il cielo basso e grave pesantemente incombe

Sullo spirito che geme in preda a lunghe pene

E serrando tutto il giro d’orizzonte versa

Una luce nera più triste della notte

Quando la terra si trasforma in umida cella

Dove la Speranza, come un pipistrello

Sbatte contro i muri con le timide ali

E urta con la testa nei soffitti marciti

Quando la pioggia spiegando le sue immense strisce

Imita le sbarre di una prigione smisurata

E un muto popolo di ragni si mette, infame,

a tessere la sua tela dentro il nostro cervello

con furia e all’improvviso esplodono campane

e lanciano verso il cielo un urlo orrendo

che sembra il gemito ostinato

di erranti spiriti senza patria

E senza musica né fanfara, lunghi carri funebri

Sfilano lentamente nella mia anima sconfitta

Piange la Speranza e, dispotica, l’Angoscia atroce

Sul mio cranio arreso pianta il suo vessillo nero.