Archivi tag: Filosofia

Prima…

Gli anni di studi filosofici che mi si sono accumulati alle spalle, mi
hanno lasciato addosso un sacco di considerazioni diverse che di
tanto in tanto mi tornano alla mente. Dagli scaffali del mio cervello
l’altra sera è riemersa una frase, sentita credo a lezione di
Estetica: “Quando le cose cambiano, poi è come se fossero
sempre state così…ci si dimentica del prima” (più
o meno, insomma, il senso del discorso era questo). Da qui ho
iniziato a farneticare, come il mio solito tra l’altro, ho cercato di
percorrere a ritroso le ere geologiche della mia piccola vita. Perché
prima di adesso, prima cioè di trovare una spalla su cui so di
poter appoggiare la testa, chiudere gli occhi e fregarmene del mondo,
beh…prima ci sono un sacco di faccende. Innanzitutto c’è un
lungo, lunghissimo periodo di alti e bassi, anni passati a combattere
con quel mio lato piccolino e sentimentale che voleva emergere, dopo
essere stato segregato in un remoto anfratto di me per buona parte
dei miei anni da teenager. Ecco, quello è il “prima-prima”,
la mia adolescenza sottovuoto, apatica e incazzata con un mondo che
non mi è mai piaciuto, semplicemente perché non mi è
mai assomigliato in nulla, una fuga dalla realtà che è
finita solo per motivi che hanno poi incasinato parecchio tutto il
mio sistema di certezze autoindotte. Sono anche stata parecchio
innamorata di quel casino, ad essere sincera. Il “prima-prima-prima”
è un’infanzia caratterizzata da un unico grande problema:
l’essere sempre considerata precoce, grande, comprensiva…capire le
cose è una grandissima fregatura e io mi trascino dietro
questa maledizione fin da quando ero solo un frugoletto con la
frangetta e i capelli a caschetto. Direi che la mia vita si può
distinguere in quattro grandi fasi (ovviamente tralasciando il
periodo che precede i miei primi ricordi): infanzia da bambina troppo
adulta che scappava nei libri di Michael Ende, adolescenza letargica,
caratterizzata da un vero e proprio suicidio emozionale, “risveglio”
traumatico che mi ha ribaltato il mondo, portandomi pure via molte
ore di sonno e poi…adesso. Adesso che…cosa?? Non lo so e non mi
importa, non mi pongo nemmeno il problema di cosa sto diventando, di
quanto io possa davvero essere una donnina piccola e fragile. Ma
“kissenefrega”, mi viene da dire…Infine…la canzone del
periodo, Endless Desire – Sun Eats Hours

Your
Heart melts
It won’t let you sleep
You’re hating it
But
you keep on searching for it
Moral’ s screaming
Ethic’s crying
But It’s pumping on
Desire is firing

Annunci

Personaggi a caso…

Trovo assurdo dover studiare il pensiero di due esseri che hanno contribuito attivamente ai miei anni  di superiori con il 4 stabile in matematica…

Leibniz: viene generalmente accreditato come uno dei maggiori contributori allo sviluppo del calcolo infinitesimale moderno, con particolare accento sul calcolo integrale.
 

Cartesio: praticamente l'”inventore” dell’algebra, uno convinto poi che si possa razionalizzare e matematizzare la conoscenza in ogni suo aspetto…senza dimenticare il “suo” piano cartesiano!

 


Vorrei far notare come i capelli lunghi non siano un’esclusiva dei gruppi e dei fan dell’heavy metal o affine…nonostante quello che pensa mia nonna dei “capelloni”. Cioè, ma dico io, probabilmente per la loro epoca erano pure “trendy”, la resa estetica comunque è decisamente pessima!
 

Infine, ma non meno importante…oggi volevo fare anche gli auguri a mia sorella, quella cosa bionda in cui ogni tanto inciampo girando per casa. TANTI AUGURI A-LESSIA, da oggi sei ufficialmente una teen-ager (che incubo…!)

Panta rei…oppure no?!

Più le cose cambiano, più ci si accorge di ciò che resta uguale. Non ho ancora capito se questo sia un bene o un male…probabilmente, come la maggior parte delle volte (quantomeno nella mia vita), non è nè un bene, nè un male…è soltanto quello che è. Forse, in fondo, il tempo è soltanto una grandissima presa per il culo… 

http://www.studiolo.org/WPS/PR/images/WPSPR-AT-Paris%20Through%20The%20Clock.900k.jpg

Umani…troppo umani!

“So human as I am
I had to give up my defences”
“Any other world”, Mika
 
Sempre sulla scia del Daniel Gildenlöw-pensiero (“We will always be much more human than we wished to be”, -Beyond the pale-, Pain of Salvation e bisogna ripeterlo sennò Stefano si arrabbia e mi aizza contro la scimmia asceta!) ecco un’altra riflessione sul lato umano che c’è in ognuno di noi, quella cosa che talvolta ci costringe a lasciar perdere, ad alzare le braccia e dire “E’ troppo, mi arrendo!”.  Ci sono occasioni in cui la più grande vittoria è subire una colossale batosta. Sì, non ha senso…ma va bene così. 

Pillole di saggezza, o quasi

Ma il vero nome di Erasmo da Rotterdam, era Gerrit Gerritszoon oppure Geert Geertsz?! Oddio, in entrambi i casi credo che i suoi genitori non gli volessero un gran bene…dai, poverino, chissà come lo pigliavano per il culo da piccolo! Ad ogni modo il nome non gli ha impedito di dire delle grandi cose: “Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell’uomo più passione che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso”…sul “meno difficile” ho i miei seri dubbi, per il resto non potrei essere più d’accordo! Poi, beh, mi sento un po’ in dovere di mettere il testo di una delle canzoni che fa da colonna sonora e contribuisce attivamente al mio strano umore felice…ancora lui, Patrick Wolf!
Don’t say no
I used to say just follow your heart
But my heart always led me in circles
and i used to say just follow your dreams
but my dreams always led me to murder
so now i don’t say nothing at all
i just bow my head to the battle
a thousand miles above our heads 
they are weaving 
giant currents around the sun
if you’re brave enough you’ll just let it happen
if youre brave enough you’ll just succumb

Dont say no to it
You cant say no to it

just throw yourself in
just give yourself in
to the pattern

a thousand miles above our heads
they are bleeding
mighty currents uopn the day
if youre brave enough you’ll just let it happen
if youre brave enough you’ll give yourself away

Dont say no to it!
You cant say no to it!

“Scoprire che certe cose non si possono razionalizzare”

Non cisono cazzi: Stefano NE SA! E ne sa a  valanghe! “Scoprire che certe
cose non si possono razionalizzare” è la sua risposta alla domanda
“peggiore sensazione al mondo” e credo colga nel segno come poche.
Sarà che la filosofia nuoce gravemente ai neuroni (inizio ad esserne fermamente
convinta), ma alle volte nella testa mi si affollano pensieri che mi
sconquassano fin alle viscere. Quel che ha detto Stefano, e che ha fatto di lui
uno dei miei idoli, mi ha riportato alla mente il “grande salto”
della mia vita, mi ha fatto pensare (ri-pensare) a quelle parole applicate a
me. In fondo non è nient’altro che la sintesi estrema di ciò che è capitato a
me, quello che mi ha portato a concepire le mia esistenza come una corda
sospesa sopra un crepaccio di cui non si vede il fondo. Le cose non scompaiono
soltanto perché fai finta di non vederle, sono lì che ti si offrono e non
coglierle, anche se sono dolorose, non è giusto. Solo che…questi dati che ci
pervengono, talvolta sono inintelligibili o forse giungono a noi attraverso un
codice che non siamo in grado di decifrare; fatto sta che dobbiamo confrontarci
con situazioni che non siamo capaci di gestire. Signori, allora sono cazzi
acidi. Il problema, all’interno di ogni sistema o presunto tale, sorge quando
si riscontra un’eccezione, un’anomalia. Finché si riesce a disporre in un
ordine logico il flusso di eventi nel quale siamo immersi, allora tutto scorre
in maniera fluida, senza intoppi. Ad un certo punto, però, qualcosa cambia, si
incontra un ostacolo al quale non eravamo preparati, che non era in programma, che,
porca puttana, NON (detto con enfasi nicolettiana) doveva esserci!
L’imprevisto. Eccolo, il bastardo! Talvolta è solo un’inezia, ma tanto basta,
ti spalanca le porte sull’ignoto e apre una voragine sotto i tuoi piedi e tu,
povero piccolo idiota, che fino ad un attimo prima credevi di tenere in mano le
redini della tua vita, ti ritrovi a…cadere. Senza motivo e senza meta, sempre
più giù. Certi avvenimenti accadono e noi non possiamo controllarli, dobbiamo lasciare
che…siano. Sarebbe bello, arrivati a questo punto, concepire una Provvidenza
o qualcosa di simile, per cui alla fine c’è un Disegno superiore, un obiettivo
più alto che, seppur ci sfugge, ci dia la speranza di un miglioramento. Io
personalmente non ci riesco e certi giorni questo distrugge. Fa paura…la
condizione umana è spaventosa: troppo intelligenti (mediamente…) per non
porsi domande, troppo stupidi per trovare tutte le risposte. O forse, non è
nemmeno una questione di stupidità, a volte non ci sono le risposte, i punti
interrogativi sono destinati a rimanere tali. Fa male, ma capire che non tutto
può essere inscritto in un ordine cosmico ti schiude la mente. Eppure, anche
qui c’è un problema, a volte scardina le porte della ragione e le spalanca su un
universo popolato da demoni. Per citare Goya ” Il sonno della ragione
genera mostri”, ma, aggiungo io, se così non fosse, l’umanità sarebbe
priva di alcuni grandi capolavori…esorcizzare la paura che nasce negli angoli
bui dell’intelletto è forse il compito primario che abbiamo. Di sicuro è quello
che hanno fatto i grandi artisti.
 

I porcospini di Schopenhauer

Nell’opera “Parerga e Paralipomena” di A.Schopenhauer
si trova scritto:

“Una compagnia di
porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per
proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però,
sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo
l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare
insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti
e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza
reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.”

Serve aggiungere altro? Credo
sia un’efficace metafora della natura umana: non possiamo (purtroppo dico io)fare
totalmente a meno degli altri, ma non riusciamo neppure a starci troppo vicini.
Quindi, miei cari buonisti del cazzo, ricordatevi ke tutti in fondo pungono e
non sono in grado di tollerare incursioni troppo invasive nelle loro vite.
Suvvia…non facciamoci del male, vediamo di stare a debita distanza, è meglio
per tutti, non vi pare?!

 

 

I love Homer

Credo che Homer Simpson sia il mio uomo ideale! Ok, è flaccido, pelato, un ubriacone di pessimo aspetto, ma è incredibilmente saggio! “Non dirlo mai più! I rischi stupidi sono il motivo per cui vale la pena di vivere la vita!”…ad esempio! E poi I Simpson sono il cartone animato più mitico del mondo…forse dopo Spongebob…Ci hanno pure scritto un libro, “I Simpson e la filosofia”, s’intitola, e analizza i singoli personaggi di Springfield in un’ottica abbastanza particolare, ovvero prendendoli in considerazione per trattare dottrine filosofiche. Libro caldamente consigliato a chi come me è malato di filosofia, ma anche a chi semplicemente adora il cartone animato. Anzi, anche i detrattori di questo programma tv dovrebbero leggerlo, forse capirebbero che dietro all’apparente volgarità ed alla demenza ostentata, c’è una critica feroce, mirata ed ironica alla societa americana. Se negli States ci fossero più Matt Groening (per chi non lo sapesse l’ideatore della serie), forse la loro società funzionerebbe un po’ meglio…

La vita è complicata, è un fottuto concatenarsi di problemi. Se solo si avverasse il disegno di quel cranio sognatore di Spinoza, se solo esistesse un modo per trasformare, attraverso la ragione, le passioni, che affliggono (e ci terrei a sottolineare affliggono) il nostro animo, in un motore propulsore, evitando così tutto ciò che ci tende a distruggerci. “L’Amore è una Letizia accompagnata dall’idea di una causa esterna”, questo sosteneva il filosofo olandese. E a pensarci non è neanche così sbagliata come idea. Il problema è che l’Amore è anche quella morsa che ti avvinghia le viscere e non ti lascia più andare, è la più crudele dimostrazione di quanto come esseri umani non contiamo nulla (ah…la contingenza!), perché quando ai nostri occhi acquista valore un oggetto sul quale non abbiamo un controllo diretto…allora, signori, sono cazzi acidi! Sarà che studiare la concezione dell’Eros in Platone mi ha abbastanza lessato i neuroni, ma porca miseria, questo legame che s’instaura con qualcosa di esterno alla ragione pratica ti rende schiavo, tiene in ostaggio, conduce alla follia.

Se solo fosse semplice…se solo fosse vero che “the past is only the future with the lights on” (+44, “Baby, come on”), tutto andrebbe alla grande. Invece, non è così e non sempre è facile liberarsi dagli strascichi di ciò che è stato. Eppure, a volte, sembra così stupido restare legati a ciò che non tornerà. Sarebbe così spaventosamente bello abbandonarsi ad una nuova cotta. Non sto assolutamente parlando di relazioni o simili…in questo momento della mia vita non credo nei legami, dico solo sarebbe carino provare qualcosa di “light” per una determinata persona, invece di perseverare con un…amore?! O a questo punto è ossessione?! Come diceva (credo) S. Agostino, “le grandi passioni sono malattie senza speranza, a renderle pericolose è ciò che potrebbe guarirle”.

Eppure sono felice…Ci sono situazioni in cui l’unica via d’uscita alla malattia è la morte, in cui l’antidoto uccide più del veleno stesso…cessare di vivere è molto peggio di soffrire, è meglio essere liberi in un mondo sbagliato, che prigionieri nel più sontuoso dei castelli. Insomma…è abbastanza uno schifo, in effetti, a vederla così; in realtà, ho scoperto che nel tumulto ci sto bene. La follia può condurre in un luogo in qualche modo simile al Paradiso, che ad alcuni potrebbe forse sembrare più un Inferno. Non ho mai avvertito la necessità di mostrarlo, ma mi sento un animo abbastanza punk e soprattutto profondamente anarchico, non secondo l’accezione politica del termine, bensì in base a quella etimologica, che riconduce alla negazione di un principio primo, che sia motore immanente di tutte le cose. Io credo che ci sia “un crudele universo che danza sui piedi del caso” (Nietzsche) e allora, tanto vale essere felici, no?! Le cose sono esattamente quello che sono, è potrebbero anche essere peggiori. Take it easy…always…