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A volte ritornano…

Ho bisogno di nuova forza per indignarmi, non posso pensare di aver ancora da
compiere 21 anni e sentire addosso la cinica passività di un’ottantenne. Mi
piacerebbe ritrovare un po’ di quell'”innocenza” e illusione che ti
fa credere di poter cambiare le cose, che non tutto faccia schifo, che ci sia
qualcosa per cui
vale la pena (e questa è la formula magica) lottare.
Così…ecco quello che per me è il pezzo più significativo di uno dei miei
libri preferiti, quello che ha segnato la mia giovinezza che fu (quanto avevo,
15 anni?! Più o meno mezzo secolo fa!). Ho bisogno di ritrovare qualche utopia
da inseguire, di cavalcare in groppa ad un unicorno. Certi giorni mi sento così
vecchia…dovrei recuperare un po’ di quella ragazzina che fuggiva dalla realtà
rifugiandosi tra le pagine di un libro e i cd di musica pop-punk. Insomma,
alcuni cercano di restare degli eterni “Peter Pan”, io invece voglio
ritrovare il Vecchio Alex che è in me, da qualche parte, sono sicura che c’è ancora. ..don’t give up the fight!!!!!

Alex, amico mio, finita questa lettera scenderò per via dei colli, via san Mamolo, via D’Azeglio e via Farini a cavallo della mia celebre vespa special, mi fermerò in piazza Minghetti di fronte alle poste, imbucherò la lettera, forse prenderò un gelato (mi va un gelato alla frutta con le amarene sopra), tornerò indietro, lascerò la vespa in giardino, mi chiuderò in casa e distruggerò tutti i quadri che si sono comprati i miei per far bello questo posto di morti. Mi fa troppo schifo vivere così, e ci sono troppo dentro per cambiare. Comunque, i miei sono dei poveretti. Non è per loro che ho deciso. E’ per me. Ho pensato e pensato, vecchio mio. E le mie conclusioni sono queste: se sei un barbone, un drogato, un immigrato, un albano, sei sfottuto. Ti isolano, sei fuori dal gruppo. Poi, il gruppo ti lascia più o meno in disparte all’inizio, fino a quando non ne fai una troppo grossa, e allora finisci in galera. Se invece sei una persona normale, rispettabile, se sei nel gruppo, bene o male lavori per il gruppo. E questo non vuol dire necessariamente essere onesti. Anzi. I capi del gruppo sono tipo gli amici dei miei, gran stronzi pieni di soldi che cercano di controllare la gente. Con i partiti, con la censura, con i gruppi economici- Ne sai a pacchi di queste cose, tu, che sei una specie di inkazzato sociale. Il gruppo è tutta la merda che ci danno da mangiare, giusto. Ecco, io credo che se ne esca o essendo intelligentissimi o spiritualmente liberi come i monaci buddisti o i grandi filosofi, e allora ci si innalza; oppure prendendo il sacco a pelo e andando a vivere alla stazione o nei campi nomadi, e allora ci si abbassa. A me la prima soluzione non mi va. Troppo dura. E poi l’unica cosa intellettuale che faccio e guardare i film. E la seconda non mi va perché a fare i barboni ci si ammala quasi subito e si diventa pieni di croste e malati e bruttissimi. C’è pure un terzo modo, alla fine: un salto fuori dal cerchio che ci hanno disegnato intorno. Ma fa solo un po’ schifo pensare a come sarà il mio corpo. Ieri notte ho sognato i pompieri che entravano in casa buttando giù la porta e trovavano il mio cadavere. Ero sdraiato per terra a pancia in su. Il pompiere era grosso, sui cinquanta, aveva i baffi neri, mi sollevava la testa e diceva: “Povero ragazzo…” come nei film. Ma sono a posto con me stesso, sai Alex?, perché è la prima grande cosa che faccio. Tutto il resto me l’hanno insegnato, questa storia l’ho progettata e decisa io. Alex, amico mio, sono sereno, non credere. Ti abbraccio e ti saluto con tutta la forza. Non lasciare che ti sottomettano. Non dimenticarmi.

Martino

(da Jack Frusciante èuscito dal gruppo, di E. Brizzi)