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Se non ora, quando? Forse mai…

Domenica 13 febbraio ho partecipato alla chiacchierata manifestazione in favore delle donne, se così si può chiamare, anche se in realtà di per sé mi è sembrata l’ennesima occasione sprecata per dire qualcosa di intelligente. Anzi, non solo ho partecipato, ma mi è stato addirittura attaccato un cartello al collo da una mia conoscente e c’erano un sacco di persone che mi hanno fatto delle foto e che mi leggevano la pancia. [Postilla: volevo sprofondare, io odio essere oggetto di attenzioni e interagire con gli sconosciuti occasionali, la mia vita nelle situazioni sociali è votata alla sparizione, motivo per cui mi vesto tendenzialmente in colori scuri, non mi trucco, ho i capelli del mio normalissimo colore naturale (un paio di capelli bianchi precoci a parte) e porto soltanto il discreto ciondolino che mi ha regalato Tatolo al collo. Immaginatevi come potevo stare con questo ingombrante cartello appeso al collo e la gente che faceva le foto. Tra l’altro, ci saranno immagini della manifestazione che mi ritraggono in giro per facebook].
Al di là di slogan da femminismo anacronistico, pochi cori da vecchia guardia rossa e letture poco pertinenti, in fase propositiva è stato detto poco.  Chi si indigna per l’immagine della donna attuale dimentica che ad alti livelli ha probabilmente fatto più danni la gnocca che la spada, basti pensare brevemente a Poppea e Nerone, agli intrighi di Lucrezia Borgia, al ruolo di Madame de Pompadour nella politica francese del XVIII secolo, Enrico VIII arrivò perfino a separarsi dalla Chiesa Cattolica Romana per amore (?!) di Anna Bolena. Insomma, Silvio non si è inventato niente, non è il primo e non sarà l’ultimo a cadere vittima di qualche gonna. Anche perché davvero, mi scappa da ridere che ci si impunti su quello. Cioè, volete dirmi che il problema principale di Silvio Berlusconi e del suo baraccone di adulatori è chi tromba con chi e quanto paga? Solo in un paese isterico e patetico come l’Italia si può creare un tale ciarpame attorno alla vita sessuale di un uomo oltre i 70 anni. Un uomo che agisce da imperatore romano, pulendosi il culo con le istituzioni, con la democrazia, che pensa ai fatti suoi prima che allo stesso, accusato di associazione mafiosa (ricordiamo sempre che Dell’Utri, co-fondatore di Forza Italia, è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa), di corruzione (il caso Mills è andato in prescrizione, ma il “corrotto” è stato riconosciuto colpevole), di finanziamenti illeciti legati ai partiti ecc. ecc finisce nei casini per la prima prostituta minorenne cha passa. Assurdo.
Inutile indignarsi adesso: se le donne “la” usano come merce di scambio non si può farne una colpa al governo, è un problema di livello culturale sotto i tacchi della scarpe di questo paese scapestrato. Perché nelle italiane stesse credo non sia ben chiaro il concetto di libertà ed emancipazione. Quindi spero che la manifestazione possa essere più che altro spunto per riflettere sul ruolo della donna in sé e non in funzione di un “nemico”, mi auguro una maggior presa di coscienza. Poi è inutile negarlo: il peggior nemico delle donne sono proprio loro stesse, temo. La mercificazione del corpo femminile credo poi sia un problema subordinato e legato ad un’intelligenza media pro capite da mettersi le mani nei capelli. Insomma, siamo di fatto uno stato con una popolazione completamente rintronata. Il motivo che ha spinto in piazza me, è il desiderio di manifestare il mio malcontento per la situazione attuale, ben consapevole però di non condividere i cori populisti e gli slogan anacronisticamente femministi che si levavano dalla piazza. Oltretutto, troppo spesso dietro le tanto millantate “pari opportunità” si nasconda il desiderio di avere la botte piena e la moglie ubriaca.  Siamo un paese in cui se dai un dito ti prendono il braccio.
L’Italia credo sia un paese in cui è difficile fare propria un’identità, sia essa quella di donna, di cittadino, di politico, di lavoratore, di moltissime altre cose e troppo spesso questo si traduce in roboanti proclami nel vuoto. L’italiano medio non è niente: non è operaio, non è imprenditore, non è donna, non è uomo, non è gay, non è etero, non è padre, non è madre, non è di destra, non è di sinistra…l’italiano medio e tutt’al più un qualunquista tifoso di calcio. Non lotta, non si indigna, non avanza proclami. Ed è questo che non funziona nel paese, al di là dei vari esponenti politici più o meno aberranti, perché poi la gente torna a casa dalle manifestazioni, accende la tv e spegne il cervello. E lo so che non è bene generalizzare così, ma questo mi sembra essere lo specchio della situazione italiana attuale.
Dopodiché mi spaventa questo moralismo ad orologeria: perché se andare a putt…pardon, escort non è sbagliato, lo è andare a trans? Perché i festini del premier sono una faccenda privata (cosa su cui posso anche essere d’accordo), mentre Libero si permette di andare a scavare negli affari privati degli oppositori? Io sono per la massima libertà possibile, ma non con una politica di due pesi e due misure. Il problema è che nessuno ha più una sua integrità, una sua onestà…intellettuale, prima ancora che penale, è solo un gioco al tirar fango addosso all’altra E non mi riferisco soltanto ai politici, ma prima di tutto a quell’essere informe che è l’italiano medio. Tra destra e sinistra, in questa estenuante caccia al meno peggio, il vincitore è sempre il qualunquismo. Quindi mi chiedo…non sarebbe forse meglio mettere da parte l’orgoglio (?!) ed accettare che gli italiani non sono in grado di governarsi? In 150 anni di unità cosa abbiamo dimostrato come popolo? Non credo sia il caso di festeggiare questa ricorrenza, forse gli “invasori” erano più bravi a governarci di quanto non siamo noi stessi.

Edit: Vi rimando anche all’articolo di un uomo che personalmente stimo moltissimo, non in quanto esponente di un partito, bensì in quanto uomo e docente. Leggetelo! 

Consumismo e fastidio

C’è crisi. Ok va bene, ma perché? La crisi prima che nel portafogli sta nella testa della gente. Anche il riassetto dei mercati mondiali, dei bilanci delle aziende ed il ritorno ad un tasso di disoccupazione decente non sarebbe sufficiente per far finire la crisi. Forse quella economica anche sì, ma quella psicologica e di costume dietro la cultura occidentale no. Le crepe sono troppo grosse, arrivano alle fondamenta, fino a scuotere tutto il sistema sul quale abbiamo improntato le nostre patetiche esistenze. La crisi ha radici lontane ed è figlia dell’inevitabile esasperazione della cultura di massa. Il seme della crisi radica quando l’essere umano avverte un numero di bisogni maggiore rispetto a quelle che sono le sue reali esigenze e soprattutto le sue realistiche possibilità. La crisi è una società che ci induce a ritenere necessario e irrinunciabile il superfluo, facendoci dimenticare la cruda realtà della busta paga a fine mese con ritornelli orecchiabili e donne in abiti succinti con denti bianchissimi e le tette grandi. La crisi è la gente che si beve le peggio panzane propinate dagli altoparlanti onnipresenti del Grande Fratello (quello orwelliano, non quello della Marcuzzi) senza accendere il cervello e mettere in moto i neuroni. La crisi è comprare l’ultimo modello di macchina iperaccessoriato a super tasso agevolato in 24 comode rate senza acconto e zero maxi-rata finale per andare a  massacrarsi di lavoro in fabbrica e farsi bello con gli altri. La crisi è ostentare il superfluo difronte ad un tragico vuoto contenutistico. La crisi è perdere di vista il senso della realtà in favore del mondo plasticoso e patinato delle riviste di gossip. La crisi è la gente che non funziona. E non c’è via di scampo, quantomeno non in qualche provvedimento di un ministro dell’economia illuminato, non negli ecoincentivi statali, non nelle agevolazioni fiscali, non negli aiuti alle fabbriche. La crisi finirà quando la gente si riapproprierà dei propri neuroni, quando (e se) entreremo in una sorta di nuovo Umanesimo o di nuovo Illuminismo. Altrimenti è soltanto ritinteggiare le pareti di una edificio sull’orlo di un crollo inevitabile.

Long term relationship

Premetto e sottolineo che sto felicemente con una persona da 2 anni e 14 giorni, omino per cui provo un amore smisurato e primo essere umano in questa vita da cui mi sento davvero compresa. Il discorso seguente quindi è solo una considerazione nata dopo qualche mese di frequentazione di un forum, confrontata con la mia esperienza.

Mi chiedo per quale motivo la gente desideri disperatamente stare con qualcuno e legare indissolubilmente il proprio destino a quello di un altro bipede errante. Ci sono una marea di beceri individui impantanati in relazioni scialbe, prive di emozione, di comprensione, di tenerezza, in pratica senza un qualsiasi legame sentimentale. Ci sono un’infinità di coppie che stanno assieme soltanto perché sono innamorate dell’avere una relazione e non riescono a pensare di stare senza la sicurezza di avere qualcuno accanto, sia anche questo un essere per cui provano tutt’al più un pallido affetto. E questa proprio è una cosa che non riesco a capire. Da un punto di vista puramente psicologico-teorico a me le relazioni a lungo termine, spaventano, anzi mi terrorizzano! Come si fa a desiderare di stabilire arbitrariamente un vincolo con qualcuno? Non so,  io mi sono sempre sentita afflitta dai rapporti umani, quale che sia la loro natura, mi ha sempre messo addosso un certo disagio dover affrontare  costantemente il confronto/scontro con l’Alterità. Il problema fondamentale credo sia la mia paura incredibile del fraintendimento, il grande spettro che infesta e si insinua subdolo nelle dinamiche delle relazioni intrapersonali. Sono una ragazza incredibilmente complicata, ne ho consapevolezza più o meno da quando avevo 7/8 anni e da allora ho sempre tenuto per me i miei pensieri più profondi, le mie ansie, le mie frustrazioni, le mie angosce. Non ho mai voluto e non sono mai riuscita a condividere i miei reali stati d’animo con nessuno, perché i miei timidi tentativi di esternazione venivano masticati, triturati e risputati snaturati, privati del loro significato. Peggio del non trovare un orecchio disposto ad ascoltarti, c’è trovarsi di fronte una bocca che sputa sentenze su questioni che non è minimamente in grado di afferrare, ma che pretende di aver capito, quando in realtà è riuscita a carpire di sfuggita soltanto un pallido sentore del mio sentire reale. Ho preferito l’intimità dei miei soli pensieri al caotico rumore del fraintendimento. Che ci posso fare se la gente, col suo parlare vuoto, col suo rumore insensato, coi suoi discorsi inconsistenti, con le sue parole roboanti prive del benché minimo significato, coi suoi affetti di pasta frolla, mi affligge? E’ per questo che non riesco a capire la ricerca della compagnia, il bisogno di avere qualcun altro da tediare e stressare con le proprie ansie, nonostante la consapevolezza di avere di fronte qualcuno di fondamentalmente estraneo. Forse però è proprio la mancanza di consapevolezza a causare una buona percentuale delle tragedie relazionali a cui si assiste quotidianamente: la gente pattina sulla superficie gelata dell’esistenza per paura di immergersi nelle gelide acque del condividere e si accontenta del vivere insieme. Come si può volere tutto questo? Come si può cercare di instaurare legami basandosi su null’altro che aria fritta? Non passa giorno senza cui l’umanità non mi lasci stordita e perplessa…

What’s your age again?

A volta mi soffermo a pensare a com’è saggia la natura nella sua immane crudeltà. Le donne, schiave di una bomba ad orologeria ormonale, invecchiando vanno incontro ad un rapido processo di decadimento psico fisico, mentre gli uomini col passare degli anni, nonostante spesso un fisico non impeccabile, acquistano fascino e personalità. La donna “matura”, chiamiamola così, ha bisogno di essere rassicurata, di contrastare lo scorrere del tempo con ogni sistema, di avere al suo fianco un toy-boy per sentirsi ancora desiderata. L’uomo invece sa che il tempo è suo amico, che non ha una sveglia biologica da cui fuggire, non ha l’ossessione della giovinezza e della ruga da combattere. Sì, è vero, si sta affermando una tendenza alla vanità ed alla cura esasperata anche per gli uomini, il più delle volte con risultati grotteschi: insomma, è inutile che i Pooh, Pippo Baudo o il nostro adorato Silvio stiano a tingersi i capelli, questo li fa solo sembrare ridicoli, non più giovani! Ma per fortuna, là fuori c’è tutto un universo di uomini che hanno capito il modo migliore per farsi amico il tempo:  non combatterlo in alcun modo, solo così esso scivolerà addosso magnanimo, lasciando quei segni che caratterizzano e dipingono la storia di un volto senza stravolgerne la fisionomia.

Questa riflessione crudele ed impietosa nasce perché mi sono resa conto che i miei idoli di adolescente hanno ormai tutti varcato la soglia dei 30 e ciò nonostante non sono mai stati così dannatamente fighi e trasudanti fascino come lo sono ora. Per cui mentre le varie pop-star o attrici al femminile cercano ad ogni modo di apparire giovani e scattanti (Madonna a 50 anni potrebbe anche piantarla con quei cazzo di body sgambatissimi, diamine!) con risultati spesso dubbi, apparendo molte volte patetiche e perdendo di credibilità, al contrario gli uomini attraversano serenamente lo scorrere della vita e comportandosi di conseguenza. Ci sono in giro ragazze ventenni conciate come quarantenni in carriera e di contro donne che hanno passato gli “anta” agghindate come delle teenager. Ma basta! Ogni fase dell’esistenza ha un suo “abito”, nel senso più ampio ed etimologico del termine, ovvero come disposizione d’animo, interiore ed esteriore, e per vivere in armonia non si può far altro che indossare quello adatto alla stagione che si sta attraversando. E’ sempre opportuno tenere aggiornato l’armadio della coscienza per restare al passo con i tempi.

Matrimoni, gay e non

Sarà biografico, non lo metto in dubbio ,ma non posso fare a meno di pensarlo. Negli ultimi anni si sono fatte sempre più rumorose e insistenti le richieste per rendere giuridicamente validi i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Personalmente la trovo una rivendicazione più che legittima…però, ci metto un però. Io non ho assolutamente nulla in contrario a due uomini o due donne che si sposano, mi spaventa proprio l’idea del matrimonio di per sè. E viste le statistiche sui divorzi, le liti conseguenti, gli strascichi giudiziari, mi domando se sia poi tutto questo vantaggio la possibilità per due persone di sposarsi. Non sono una di quelle donnine che sogna di indossare l’abito bianco e camminare verso l’altare dove ad attendermi c’è il principe azzurro, la vita e una psiche intricata mi hanno sempre proibito di abbandonarmi ad una tale fantasia. D’altra parte, non voglio nemmeno dire che due persone non possano stare assieme ed amarsi per tutta la vita. Solo che…sono scettica. Scettica prima di tutto sull’eternità di un sentimento, ma ci posso anche stare, questa è un ‘ipotesi che non mi sento di escludere a priori. Scettica però soprattutto su una cosa: c’è proprio tutto questo bisogno della legittimazione e di un contratto firmato per poter stare insieme e sentirsi una coppia? Dell’abito bianco, dei fiori, del viaggio di nozze, del pranzo con quindici portate e tutto il resto? Più che amarsi all’interno del matrimonio, si finisce per amarsi perché si è sposati, mentre secondo me ci si può amare a prescindere dall’esserlo. Tornando alle rivendicazioni di gay e lesbiche…io trovo che lasciar loro la possibilità di sposarsi presto diventerà una necessità, sarà un’esigenza di mercato per un settore in ridimensionamento. Fino a quando, passato l’entusiasmo iniziale, anche i matrimoni omosessuali non faranno più scandalo e non saranno più avvertiti come una necessità. O forse sono ottimista, perché ci saranno sempre le principesse alla ricerca del loro lieto fine, del loro “giorno speciale”, salvo poi pentirsi ai primi segni di routine. Io credo, forse cinicamente, che i matrimoni siano adatti a due categorie di esseri umani: in primo luogo, gli stupidi, i quali più delle volte vivono matrimoni estremamente felici e appaganti, un po’ come i bambini che sono contenti del loro appuntamento quotidiano coi cartoni animati del pomeriggio; in secondo luogo i mediocri, i quali il più delle volte vanno incontro a matrimoni infelici, per il semplice motivo che non sono capaci di rassegnarsi alla quotidianità della loro stessa mediocrità. E qui ci sono due sottoinsiemi: i mediocri che puntano al meglio, che divorziano sperando in qualcosa di più che li renda felici e i mediocri rassegnati, che piantano le tende nel loro malcontento e si avvelenano lentamente. Le persone più intelligenti, più profonde, più pazzoidi e schizzate (più interessanti?) scelgono altre vie. Non dico che non abbiano mai vissuto l’amore (personalmente ritengo che una persona più emotivamente colta viva i sentimenti in modo molto più intenso di un mediocre sposato da anni), dico solo che sono patologicamente incapaci di abbandonarsi a considerazioni che coinvolgono il resto delle loro vite, condensato nella cerimonia di un’ora. O più probabilmente il mio ragionamento è solo viziato dalla considerazione iniziale, legato alle personalissime vicende che ho vissuto da spettatrice interessata. Mah…

Nichilismo

Più e più volte mi sono sentita etichettare come nichilista ed ho imparato a prenderlo come un complimento. Ci sono dei vantaggi ad essere nichilisti, innanzitutto non fare questioni di principio, che spesso sono solo delle scuse per evitare di affrontare di petto le situazioni. Eppure, purtroppo, io sono una nichilista dimezzata. E’ colpa di un difetto di fabbrica intrinseco che mi porto appresso: l’incapacità di vivere le cose alla leggera. Io prendo tutto dannatamente sul serio e ci resto male per le più piccole stupidate, forse anche perché sono parecchio egocentrica e mi sento tirata in causa anche nelle inezie. Sono una nichilista dimezzata perché da una parte non ho un carattere forte a sufficienza per subire le inevitabili delusioni che comporta dedicarsi pienamente ad una cosa, dall’altro lato però non riesco ad abbandonarmi completamente alle conseguenze di un vero e proprio nichilismo a 360 gradi. E così come, secondo Merleau-Ponty, la filosofia “zoppica”, tenendo un “piede” nella storia e uno nell’originalità di pensiero, così io mi ritrovo a barcollare tra la più totale incapacità di avere fede nelle cose e un disperato bisogno di affidarmi ad una causa, qualsiasi essa sia. Mah…sarà forse che questa lunga apnea nell’universo karamazoviano mi mette davanti a questioni e interrogativi piuttosto angoscianti. Ad esempio, il capitolo intitolato Il Grande Inquisitore, solleva questioni talmente dense di riflessioni e contenuti che è impossibile non restare impantanati in ragionamenti contorti. Forse il problema è questo…sono un piccolo Ivan Karamazov alla ricerca di stabilità.

Riflessioni criminali

Quando si trova un coniuge ammazzato, la prima persona inquisita è l’altro coniuge: questo la dice lunga su quel che la gente pensa della famiglia”. G. Orwell

Ogni tanto (ogni tanto spesso in realtà), capita di leggere di omicidi che avvengono tra le mura domestiche…mariti gelosi, padri impazziti, madri depresse, figli tossici, amanti rifiutati, ex che non si rassegnano alla fine di un rapporto ecc. la casistica è molto ampia ed agghiacciante. Tutto questo avviene costantemente da tempo immemore, le vittime e i carnefici sono spesso insospettabili che sembrano persone totalmente normali e dalle quali mai ti aspetteresti un gesto del genere. O meglio, le gente tende a non voler vedere una minaccia in chi gli sta vicino, perciò indirizza le proprie paure verso ciò che è considerato “altro”. E’ un meccanismo di difesa naturale e per nulla biasimabile che ha due aspetti: il desiderio di sentirsi al sicuro in un determinato contesto da un alto, il bisogno di individuare un nemico per giustificare l’insicurezza e la diffidenza che nutriamo per le altre persone, dall’altro. La Paura, quella con la P maiuscola, quella che non ho oggetto, ma che è semplicemente un tratto costitutivo dell’essere umano, va in qualche modo esorcizzata e tenuta a freno ed il modo migliore è indirizzarla verso categorie emarginate. In questo modo si spiegano a livello razionale avvenimenti moralmente mostruosi come certi genocidi, il più publicizzato tra i quali è sicuramente lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti. Sono eventi eclatanti, il cui risalto viene sottolineato ad ogni occasione buona, non senza una certa dose di pateticismo che non guasta mai. In Italia ai giorni nostri abbiamo l’immigrazione…non nego sia un problema, non mi metto di sicuro a difendere a spada tratta i diritti degli extracomunitari, quello che intendo dire io è che si tende a dar maggior risalto a certi avvenimenti e si impiegano un sacco di forze per arginarli, quando non si fa nulla per prevenire altri inconvenienti. E’ generalmente considerata corretta la lotta all’immigrazione clandestina e mi pare anche normale, quello che invece mi fa incazzare è che non si fa nulla per le piccole situazioni quotidiane a rischio. Quello che fa impazzire la gente è la realtà che giorno dopo giorno ti incide la carne, molto più che il “marocchino” che ti aspetta all’angolo con un coltello per portarti via la borsa. Ci si costringe ad avere paura del fatto criminale per non rendersi conto di quanto sia precario tutto il resto. Io sarò strana, ma da un punto di vista sociale trovo molto più grave che una madre uccida il figlio, che non un extracomunitario che spara ad un gioielliere durante una rapina. Cosa volevo dire con questo intervento delirante? Che troppo spesso l’uomo nero, più che nascosto sotto al letto, dorme sotto lo stesso tetto nella stanza accanto e questo è molto più tremendo di qualsiasi altro tipo di delitto.

Silvio

Non volevo entrare nel merito della vicenda, è già circondata da tanto e immeritato clamore da non meritare ulteriore spazio. Io volevo fare solo una considerazione: nell’ambito della gestione del potere di una nazione il fatto che un premier frequenti o commetta "atti impuri" con delle minorenni è totalmente irrilevante. Così come era assolutamente irrilevante ciò che Monica Lewinsky faceva sotto la scrivania di Bill Clinton. Sì, può essere immorale quanto volete ma in entrambe le faccende il sesso è l’aspetto minore. Per Clinton fu richiesta la procedura d’impeachment non per via della sua relazione con la stagista, ma per aver mentito sulla vicenda. Quali che siano le relazioni di Silvio con la sciacquetta napoletana questo ai fini del funzionamento dello stato non ha alcun valore. Sì, ok, c’è la figura di merda sul piano internazionale, ma a questo ormai siamo abituati in quanto italiani. E non facciamo finta di essere perbenisti perché era minorenne, abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni quanto sono "di larghe vedute" le teenager moderne. Quello che fa abbastanza schifo è che grazie al famigerato Lodo Alfano il premier si sta evitando un processo per corruzione, dopo che il corrotto è già stato riconosciuto colpevole. Ora, è più grave che il rappresentante dell’Italia nel mondo intrattenga relazioni con le minorenni o che stia fuggendo ad un processo? E come sempre, fumo negli occhi…dietro il parafulmine della "vicenda papi" si nascondono altri fatti ben più gravi. Almeno stiamo uscendo dalla crisi, ha detto…ahahah! Mi riprometto di non dire più nulla in merito.
P.s. : detto tra noi, poi, non è nemmeno poi tutta sta gran bellezza la ragazza, o no?

Patentini

Quando accade qualche fatto di cronaca più o meno increscioso i nostri solerti politici subito si scervellano per attuare delle contromisure affinché certi episodi non si ripetano più. Orbene…è del mese scorso la notizia del bimbo di 10 mesi  ucciso dal mastino napoletano di casa in un comune della provincia di Roma, così pensa che ti ripensa il Governo per bocca del sottosegretario alla Salute, per la cronaca tale Francesca Martini, ha proposto l’introduzione di una nuova norma. Se ho capito bene, dovrebbe funzionare così: i cani non verrebbero più classificati per razze, ma andrebbero portati dal veterinario per essere sottoposti ad una visita. Nel caso in cui il dottore dovesse stabilire che un animale è “impegnativo” (il termine è quello), allora sarebbe obbligato a segnalare all’Asl la situazione di “potenziale pericolo”; a quel punto, il proprietario, per tenere la bestiola, dovrebbe seguire un “percorso informativo” che lo porterebbe al conseguimento di un patentino, che lo rende responsabile civilmente e penalmente dell’amico a quattro zampe. Lasciando da parte gli inevitabili casi in cui verrà “comprato” il benestare del veterinario, il giro di soldi per la visita e per gli eventuali “corsi” ai padroni…sulla carta non sembra un’idea così orrendamente stupida, considerando anche la taratura intellettiva dei nostri rappresentanti laggiù a Roma. Io però volevo lanciare una controproposta: il patentino per i genitori! Prima di poter procreare le coppie dovrebbero sottoporsi a esami psico-attitudinali, atti a verificare la loro salute mentale e la loro competenza educativa, al fine di evitare la venuta al mondo di povere e sprovvedute creaturine. Qualora gli aspiranti genitori non fossero ritenuti idonei: contraccezione forzata! Non chiedetemi come…io ho lanciato l’idea, del lato biologico-scientifico-attuativo si occupi qualcun’altro. E’ mai possibile che vengano al mondo così tanti poveri bimbi da individui totalmente negati? La Vita è una faccenda troppo, troppo seria per essere gestita da persone incompetenti…

Uomini o animali? Uomini o vegetali?

Mancano dei presupposti, mancano totalmente dei criteri universali per demarcare la sottile linea che divide ciò che è umano da ciò che non lo è o non lo è più. Due sono le cose a cui fa riferimento questa mia ennesima inondazione di parole: in primo luogo la madre che ha dato alla vita 8 gemelli (avendo già 6 figli da un parto precedente); in seconda istanza il famigerato “caso Eluana”.

14 figli avuti con due parti…e nessun padre. Non sono una di quelle che si scandalizza per il fatto che a donne single venga permesso di avere dei figli (lo trovo profondamente egoistico ed ingiusto, ma ormai è uno specchio di dov’è arrivato il nostro tanto caro progresso), trovo soltanto ridicolo sia concesso questo, mentre ai single e alle “coppie di fatto”, siano esse omo o eterosessuali, non è concesso adottare un figlio. In base a quale oscuro criterio (se di criterio si può parlare) una donna può dare alla luce una nuova vita, ma non può occuparsi di un bambino già vivo e presente che ha bisogno di lei? Perché una coppia che si ama non può crescere un figlio, ma una donna può disporre della vita di un nuovo esserino? E’ più traumatizzante per un bambino essere cresciuto da genitori non sposati o delle stesso sesso, oppure è peggio venire al mondo soltanto per l’esigenza di una donna che senta avvicinarsi il suono della sveglia biologica? E…al di là di questioni legate alla legittimità di essere madre ad ogni costo (il confine sul libero arbitrio è piuttosto labile, dato che in gioco c’è qualcosa di più della vita di un singolo)…QUATTORDICI FIGLI? Ma il medico che ha praticato la fecondazione, lo sapeva che questa donna già aveva 6 gemelli? Quando la mano dell’uomo va ad interferire troppo pesantemente su quanto stabilito da Madre Natura, andando ad intaccare equilibri che sono tali da milioni di anni, credo ci sia da riflettere. Forse è ora di fare un passettino indietro sul fronte scientifico, perché a me queste cose spaventano tantissimo…

E sempre il confine tra Natura e scienza credo sia il punto cardine della vicenda umana, prima che caso giuridico e mediatico, di Eluana Englaro. Per coma le vedo io, il progresso medico e tecnologico è andato avanti troppo in fretta e le questioni etiche e morali non hanno avuto il tempo di adattarsi alla nuova situazione. Non poi così tanto tempo fa era impensabile poter tener in vita artificialmente una persona che, di fatto, staccata dalle macchine non è in grado di sopravvivere. Innanzitutto, io credo che non si possano giudicare con parametri vecchi di secoli (sì, ancora una volta ce l’ho con la Chiesa) situazioni del tutto nuove. Alla base di un “caso” come questo, sta il concetto di Vita umana, concetto che va ripensato e adattato alle nuove possibilità che offre la scienza. In questa vicenda io vedo la lotta di un padre che cerca di mantenere le volontà della figlia; figlia che ha perso già nel tragico incidente stradale del 1992, a seguito del quale Eluana si trova nelle sue condizioni. Tutte le strumentalizzazioni politiche e religiose successive sono solo vergognose e prive di rispetto sia nei confronti della Vita di chi ormai non c’è più, sia in quelli di chi è vivo e lotta per la dignità e il rispetto delle volontà di un proprio caro.

Forse dovremmo reimparare qualcosa dallo “stato di natura” primordiale, tutta questa società civile si è trasformata dalla miglior espressione dell’uomo al suo stesso carnefice.