Archivi tag: Paranoie

Silenzi e tormenti

Il problema…eh no eh, un altro merda di post che inizia con “il problema”. Chiedo venia. Confesso candidamente che sono giorni in cui la mia autostima sta raggiungendo profonde pozze di stagnante autocommiserazione, quest’incipit orrendo è un buon prologo all’immondezzaio seguente.
Fino ad ora avevo sempre osservato il mondo con ascetico schifo sprezzante, dall’alto di studentella saputella. Adesso invece striscio nel più trito dei cliché del “9to5 job”, circondata da quella stessa gente che prima potevo permettermi di osservare da lontano, dietro la spocchia ridondante di “quella che aveva capito tutto”. E alla fine mi sento triturata in dinamiche tanto mostruose, quanto banali. E vivo…ehm…mi trascino pigramente con la speranza che le ore
non passino troppo lentamente. È qualcosa di ancor più viscerale rispetto al senso di tradimento post concerto dei Tre Allegri Ragazzi Morti. È schifo, è rifiuto, è un profondo, doloroso, lancinante senso di inutilità. Perché più ingombrare dell’horror vacui (cosa che francamente non mi ha mai spaventato più di tanto), c’è il riempimento forzato, l’ingoio del precostituito, il convenzionale routinario. Peggio del non fare niente, c’è compiere azioni vuote.
Che poi non che esista un fine ultimo a cui tendere. Una qualche parvenza di nichilismo m’è rimasta addosso, incollata tenacemente a ciò che perdura di me, nonostante la mia banalizzazione forzata. Non credo ci siano scopi superiori a cui tendere. Credo però sia sacrosanto (si fa per dire, ovviamente) dover preservare se stessi, nonostante tutti i nonostante del caso. E io sento che questo mi sta sfuggendo di mano. Sento la dissociazione e lo spaesamento che crescono dentro di me. Sento la mia già precaria identità di essere umano vacillare sotto i colpi della sveglia al mattino. E piango. Piango come quando avevo 12 anni e stavo faticosamente cercando di capire chi o cosa diavolo sono. E adesso alla soglia dei 26 anni piango perché quella stessa me, che ho così difficilmente fatto mia, non riesco a sopportarla. Sono perfino troppo pigra, vigliacca e apatica per essere me. Amen.

20130430-003644.jpg

Annunci

Considerazione estemporanea

Mi sento talmente bukowskiana che mi vien voglia di cercare lavoro alle poste.

image

P.s. A breve considerazioni aggiornate e dettagliate per la serie “Umanità mi stai sul cazzo da sempre questo è il mio motto”. O forse no. Chi lo sa!

Andrà tutto bene

Tutti nella vita abbiamo bisogno di una persona a cui credere quando ci dice “Andrà tutto bene”. Anche quando si sguazza nella merda, anche quando è inutile solo provare a sperare, anche quando nessuna luce potrà scalfire le tenebre del proprio malessere interiore. Non importa come poi andranno davvero le cose, lo schifo rimarrà comunque tale, ma poter credere a qualcuno quando ti dice “Andrà tutto bene”, nonostante l’evidenza che ti calpesta la schiena, è una delle grandi conquiste dei miei ultimi anni. Non andrà affatto tutto bene, ma non importa, finché posso tenermi stretto qualcuno in cui credere, va bene a sufficienza. 

La canzone non c’azzecca una cippa di nulla, ma mi piace troppo 🙂

 

P.s. che poi una cosa  del genere l’avevo anche già scritta, come sono ripetitiva…

Teenage memories

A volte mi capita la sensazione di essere imprigionata nei miei terribili 14/15 anni. Il sentirsi fuori posto, il mondo che fa schifo e bla bla bla. E ora, come allora, loro mi salvano, mi fanno ridere, canticchiare, sentire bene. Non c’entra molto la musica, ovviamente rispetto all’adolescenza i miei gusti sono cambiati, però…il primo amore non si scorda mai.

Son ancor qui…

Febbraio psicotico e fastidioso e quindi scrivo. Scrivo qui, perché sul divano col Mac sulle ginocchia è più comodo che nel letto, tenendo la carta appoggiata da qualche parte e poi c’è anche mia sorella che dorme e forse non è il caso di accendere la luce. Scrivo ora perché ho sonno, ma non ho voglia di dormire, soprattutto non ho voglia di infilarmi nel letto e rigirarmici per ore. Non so, quando non mi addormento subito, mi piglia l’angoscia e il letto, da caldo giaciglio confortevole, si trasforma in una prigione di frustrazioni, paranoie e insicurezze. Scrivo anche perché è il caso che io riprenda confidenza con questa nobile arte, mia ancora di salvezza in periodi molto molto più tetri e psicotici di questo, ma ultimamente accantonata. E da un certo punto di vista non è male…il fatto che io non scriva, o comunque scriva molto meno, è indice di una certa forma di benessere interiore. Quella stabilità emotiva che ho inseguito per lunghissimi anni della mia vita, ora c’è, e come avevo sempre sospettato, non è qui, ma altrove. Ma non è tanto questo il punto: è già molto, moltissimo importante per me sapere che c’è ed è per questo che stati d’animo analoghi, frequenti nel mio passato, ora sono più rari e meno intensi. Quel punto fermo in un mondo vorticante, spesso mi evita la nausea di uno scenario che mi frulla intorno senza darmi tregua, mi aiuta a reggermi in piedi quando sembra non esserci altro a cui aggrapparmi. A volte mi terrorizza pensare quanto è gigantesca e rassicurante questa sensazione avvolgente di “sentirsi a casa”, soprattutto per me, che l’ho inseguita così a lungo, per sfuggire al senso di precarietà che mi scavava la carne. E’ bello avere qualcosa da poter chiamare “mio” e sentirlo mio per davvero, come nient’altro prima, e viceversa sentirsi “posseduti”, per un’inguaribile egocentrica come me, sentirsi “parte di” è nuovo e dannatamente piacevole. E’ alla luce di queste considerazioni che stavo rielaborando la mia personale visione del concetto di Libertà. Eh sì, che a noi filosofandi i grandi temi piacciono parecchio, la Libertà poi è uni di quelli che io sento particolarmente. La gente secondo me ha una visione superficiale e distorta di questa parola, viene utilizzata a sproposito (tipo nel nome di partiti ad esempio, ma non voglio polemizzare su questo) e riempie la bocca quotidianamente, come se fosse una banalità affogata nel mare di inezie quotidiane. Quella a cui penso io non è la “semplice” libertà, contrapposta alla schiavitù dei neri d’Amerca. In realtà mi sentirei inadeguata e troverei anacronistica una riflessione su questo tema. Ed in questo preciso momento non mi va nemmeno di pensare alla libertà civile, argomento più attuale e contorto in quest’epoca di opinioni rumorose e contrastanti, di cui penso tratterò col procedere della tesi. In questa notte di elucubrazioni stavo pensando alla libertà strettamente personale, quella meravigliosa sensazione di sentirsi pervadere le vene di un puro concentrato di ciò che siamo, a prescindere da ciò che facciamo. Perché io credo che sotto le nostre azioni quotidiane, sepolto da tutto quel che ci viene addosso, dalle bugie che ci raccontano e ci raccontiamo, dai sensi di colpa, dalle maschere che ci mettiamo, da tutte le piccole/grandi ipocrisie del vivere insieme, ci sia un nucleo pulsante di pura e semplice essenza, un succo concentrato del nostro io. La Libertà, secondo me, è essere consapevoli di quel centro vitale e riuscire a non farlo soccombere sotto il peso dello scorrere del tempo. Ed è stato solo grazie al mio piccolo/grande punto fermo di cui sopra che ho ritrovato quella sorgente ed è questo il motivo per cui le mie psicosi sono meno devastanti di prima, per cui questo orrendo mese è meno orrendo di quanto sarebbe stato senza questa piacevolissima stabilità emotiva. Ecco ciò a cui stavo pensando in questo febbraio lungo e snervante (e fortuna cha ha solo 28 giorni!).

Romanticismo

Estate. E’ notte. Lui e lei tornano verso casa di lui dopo essere usciti a prendere un gelato. Il cielo è limpido e stellato e si sta bene dopo una giornata di infernale caldo padano, torrido umido e soffocante. Camminano tra i canali, lungo una strada dissestata, mano nella mano. Al che lei, che è una dolce donzella romantica, si attende da lui un discorso del tipo: “Guarda tesoro, come sono belle le stelle…ecc. ecc.”. E invece quel che si sente dire è: “Toh guarda…una rana morta”. E a questa donnina piccola piccola in questo momento quell’ometto scemo, che invece di parlare di cielo stellato indica gli animali morti, manca tantissimo. C’è gente matta in giro eh?

P.s.: a discolpa del lui in questione c’è da dire che lei NON E’ una dolce donzella romantica 🙂

13 anni

Ciclicamente mi sembra di avere 13 anni. I miei di 13 anni però. E questo non è bene, non è bene per nulla. Anzi, comporta crisi di pianto immotivato e generici attacchi d’ira, odio globale e mal di stomaco di origine psicosomatica.

Obiettivo: uscirne vivi anche stavolta, riportando meno danni cerebrali possibili.

Nichilismo

Più e più volte mi sono sentita etichettare come nichilista ed ho imparato a prenderlo come un complimento. Ci sono dei vantaggi ad essere nichilisti, innanzitutto non fare questioni di principio, che spesso sono solo delle scuse per evitare di affrontare di petto le situazioni. Eppure, purtroppo, io sono una nichilista dimezzata. E’ colpa di un difetto di fabbrica intrinseco che mi porto appresso: l’incapacità di vivere le cose alla leggera. Io prendo tutto dannatamente sul serio e ci resto male per le più piccole stupidate, forse anche perché sono parecchio egocentrica e mi sento tirata in causa anche nelle inezie. Sono una nichilista dimezzata perché da una parte non ho un carattere forte a sufficienza per subire le inevitabili delusioni che comporta dedicarsi pienamente ad una cosa, dall’altro lato però non riesco ad abbandonarmi completamente alle conseguenze di un vero e proprio nichilismo a 360 gradi. E così come, secondo Merleau-Ponty, la filosofia “zoppica”, tenendo un “piede” nella storia e uno nell’originalità di pensiero, così io mi ritrovo a barcollare tra la più totale incapacità di avere fede nelle cose e un disperato bisogno di affidarmi ad una causa, qualsiasi essa sia. Mah…sarà forse che questa lunga apnea nell’universo karamazoviano mi mette davanti a questioni e interrogativi piuttosto angoscianti. Ad esempio, il capitolo intitolato Il Grande Inquisitore, solleva questioni talmente dense di riflessioni e contenuti che è impossibile non restare impantanati in ragionamenti contorti. Forse il problema è questo…sono un piccolo Ivan Karamazov alla ricerca di stabilità.

Uffff

Sento il disperato bisogno di una valvola di sfogo, quindi mi ritrovo a picchiettare sui tasti della tastiera, con le mani e i piedi quasi gelati e una sgradevole sensazione di schifo tra le ossa.

Come sempre inizio a scrivere e non so bene dove andare a parare, ma intanto vado avanti.
Quello che sento è il vuoto che mi attanaglia lo stomaco, la desolazione di una pena inesplicabile che mi brucia le sinapsi e mi chiude la gola. Mi sento stanca, completamente esausta ed esaurita e non dovrei stare così, perché non c’è una vera ragione plausibile per cui io debba sentirmi così di schifo. Eppure ci sto.
Mi sembra sia peggio ogni volta…ogni volta che rientro dalla porta di “casa” dopo essere uscita dalla regione mi piglia lo scoramento. Quando il treno imbocca la valle dell’Adige e le montagne iniziano ad alzarsi sento il senso di claustrofobia e immancabile sale dentro me la convinzione di essere un criceto su una ruota o qualcuno che cerca di raggiungere l’orizzonte correndo su un tapis-roulant.
Troppo freddo alle mani…meglio tenerle in tasca va’.
Forse comunque il problema è solo che mi manca allungare le gambe nel letto e sentire i piedi di Tatolo. Passerà, anche se mi incidono le pelle ad ogni ticchettio, le lancette dell’orologio girano inesorabilmente. E intanto me ne sto qui “col peso del mio essere me ben legato sulla schiena ghiacciata” (cit. :*)

http://persbaglio.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/30093/gatto%20triste.jpg

Cose da fare (e mi piglia l’ansia)

Allora…nel prossimo futuro…(segue breve elenco di impegni e propositi):

  1. devo dare un esame venerdì (che poi è dopodomani, aaaargh!)
  2. spero di aver passato gli scritti di italiano (sgrunt!) e storia moderna
  3. spero di riuscire a vedere Tatolino settimana prossima
  4. devo dare un’altra serie di esami nei primi 15 giorni di luglio (tra cui pedagogia e l’ecdl che sono una gran rogna)
  5. concerto dei Placebo *.*
  6. vacanza relax a mangiare erbazzone Cuore rosso
  7. iniziare a dar forma seriamente alla tesi
  8. dare gli ultimi esami e fare il tirocinio in settembre

e fin qui….più o meno ci siamo dai…poi arrivano le cose a luuuungo termine che mi causano ansia a valanghe

  1. laurea
  2. andarmene a fare la specialistica lontano da qui (magari Parma…)
  3. trovare un lavoretto…tanto per racimolare due euri

tutto questo possibilmente magari prima dell’ avvento di una nuova era.Vabbè, intanto a breve termine voglio solo farmi stritolare per bene…per il resto in qualche modo si farà!


Update (23 giugno): primi 3 punti della lista completati con successo =)