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Relazioni normali e non

Mi rendo conto che quanto dirò è opinabilissimo e, come al solito, non ho nessuna pretesa di stabilire assiomi o grandi verità e nemmeno di dare definizioni rigorose. Anche perché ci si potrebbe discutere un mese su cosa sia una relazione “normale”. Io qui mi limito a circoscrivere molto generalmente lo standard con quello di una coppia di morosi che si vedono abbastanza (diciamo almeno una volta a settimana), che non hanno alle spalle o davanti situazioni traumatiche (tipo tossicodipendenze, violenza, situazioni familiari di disagio e similari). Insomma, molto banalmente persone come se ne incontrano a bizzeffe che si frequentano. Mettiamola così. Ok, chiarito un po’ il campo, vorrei buttar già un paio di considerazioni che facevo stamattina.  Lo spunto è il periodo “turbolento” che sta attraversando il mio confidante col suo ragazzo. E di qui mi sono fatta il solito treno di viaggi mentali. Perché in fondo, mi son detta, una relazione normale, da un certo punto di vista è più complicata da gestire di una problematica. Il che suona parecchio paradossale! Quando due persone stanno insieme nonostante il “casino” che le circonda, le difficoltà più o meno oggettive dello stare insieme, sanno quello che fanno e lo fanno forti di un sentimento tale da tenere unite due persone. Altrimenti, chi glielo farebbe fare di sfidare le avversità, se non ci fosse amore? Di contro, quando un rapporto veleggia serenamente sul mare della quotidianità, talvolta diventa anche difficile capire se davvero ci sia l’amore a fare da collante o se semplicemente si sta insieme perché non c’è motivo o la volontà di mollarsi. Mi chiedevo, se il confidante di cui sopra,  che è in un periodo di incertezza con la sua metà, avrebbe così tanti dubbi se troncare o meno in circostanze più avverse. Perché io parto dal presupposto fondamentale che quando attraversi giorni e giorni di dubbi sullo stato del tuo rapporto, significa che in fondo non si tratta più di amore (ammesso ci sia mai stato), bensì di qualcos’altro. Capitano i momenti in cui si è incerti su quanto si prova, ma non puoi non sapere di essere innamorato per settimane! E la situazione peggiora ancora, come in questo caso, quando l’altro, invece, è innamorato. E allora su cosa ci si basa per prendere una decisione? Io di mio sarei drastica, nel senso che se non ami qualcuno è anche inutile pigliarlo per il culo, ma mi rendo conto che non è così facile. Vuoi perché si tiene al proprio partner e si teme di ferirlo (non amarlo non vuol dire fregarsene!), vuoi per una sorta di pigrizia e inerzia sentimentale che caratterizza spesso le relazioni normali. In assenza di condizioni “anomale” (corna, liti accese o cose così) come si fa a porre fine ad una tale relazione? Si potrebbe dire (utopisticamente?) che quando non c’è il sentimento è inutile continuare, ma quanti poi lo fanno? Tutti al cinema a guardare le commedie romantiche, ma poi nella realtà quanti inseguono quell’ideale e quanti “si siedono” in una storia che non ha nulla a che vedere con l’Amore? Forse pochi rincorrono l’autenticità e si accontentano di quel che hanno. Ma è poi onesto con se stessi e con l’altro? E’ poi questo il segreto per tentare di essere felici, il compromesso e accettare le cose come sono? Chiamatemi utopista, ma io credo e voglio sperare che ci sia di più. Ed è proprio quello che sto cercando di spiegare al mio confidante.

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Indecisioni

Io davvero non capisco la gente indecisa, soprattutto in ambito affettivo/relazionale. Se mi conosceste potreste storcere il naso di fronte a questa mia affermazione, eppure il mio immobilismo esistenziale non è dovuto all’indecisione. E’ vero, sono apatica, pigra, cinica, misantropa, immobile, sfuggo davanti alle svolte, procrastino all’inverosimile, sono terrorizzata dal nuovo e preferisco lagnarmi della situazione piuttosto che cercare di cambiare le cose. Sono una brutta persona, non starò qui a negarlo. Eppure non sono un’indecisa e non capisco chi lo è. Non capisco chi accetta situazioni assurde e si crogiola nell’incertezza di una relazione altalenante. Recentemente parlavo con un mio caro amico dello stato della sua relazione. La persona con cui stava non era sicura del da farsi, non sapeva se voleva stare con lui, cosa provava, se era innamorato, se c’era un futuro per loro. Ecco, io questo genere situazioni non le concepisco, né da un lato, né dall’altro, ovvero né dalla parte di chi è indeciso, né da quella di chi subisce quest’incertezza. Ho passato un’adolescenza letargica, ma nel momento del risveglio, a partire da quell‘assurdo istante di ormai 6 anni fa (occazzo!) io ho capito cosa vuol dire volere, cosa significa desiderare qualcosa al di là di ogni ragionevole dubbio. Perché nella vita io credo che quando vuoi qualcosa, quando senti nelle vene la necessità, quando la tua anima sanguina di desiderio, quando la tua testa non può pensare ad altro, è difficile non capire se è bianco o nero. Perché sì, nella vita ci sono le sfumature, un’infinità di possibilità della scala cromatica, ma a volte le cose sono semplicemente o bianche o nere. Anche oggi, a distanza di più di un lustro da quella mattina e con una situazione emotiva (fortunatamente) molto differente, continuo ad essere convinta della verità di queste affermazioni, dell’assolutezza di quello stato d’animo. E pure ora, in questo momento, con una meravigliosa relazione in corso, con un omino che non avevo mai sperato di incontrare, so cosa voglio: voglio stare con lui, voglio lui. E non nel senso carnale nel termine, voglio solo sentirlo mio e sapere che è così, voglio che lui senta le stesse cose. Ed è per questo che trovo inconcepibile l’indecisione. Come puoi non sapere se vuoi stare con qualcuno? La forza di un tale desiderio è dirompente, a pensarci ti lascia senza parole, ti mozza il fiato. E dall’altro lato, come puoi sopportare di avere accanto qualcuno che non sa se vuole stare con te o no?  Come si può voler condividere una relazione sentimentale con qualcuno che non è convinto? La verità è molto più tragicamente semplice: se non sa ciò che vuoi, allora vuol dire che non vuoi nulla. E come tutte le grandi ovvietà, le sentenze più lapalissianamente evidenti, troppo spesso viene data per scontata e dimenticata. Quando non sapete cosa fare, ascoltate la “pancia”, fidatevi di lei, lì risiedono le grandi risposte che la testa non può dare.