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Normal life sucks

“Se mai dovessi parlare di amore e di stelle… uccidetemi” – Charles “Hank” Bukowski

Mi chiedo spesso dove tutto sia andato storto. Avrei potuto essere una di quelle ragazze normali che credono nei valori, nell’amore, nella famiglia. Ho anche fatto tutti i i sacramenti di Santa Romana Chiesa fino alla Cresima, volendo potrei anche sposarmi in Chiesa, giurando amore eterno davanti a Dio, mentre ora invece il mio unico credo è quello della Scimmia Asceta. Non so, a volte ci penso e mi piacerebbe essere una di quelle che vuole “sistemarsi”: una casa, un buon lavoro, un compagno, dei figli, il pranzo dai genitori la domenica, i mercatini di Natale, le ricorrenze coi parenti, le associazioni più o meno benefiche, le iniziative paesane. E invece no, da qualche parte qualcosa deve essersi inceppato perché a me fondamentalmente non importa una cippa di queste cose. La sensazione che ricorre più spesso nella mia pigra è insensata esistenza, è un senso di disagio per tutto quanto è considerato il “vivere comune” (credo si noti anche dal “Post politically scorrect” di qualche giorno fa). Quasi mi infastidisce che la gente ritenga importanti cose per la quali io non nutro il benché minimo interesse. Mi rendo perfettamente conto di essere io quella sbagliata, se tutti fossero disfattisti come me staremmo ancora dentro le grotte ad accendere il fuoco coi legnetti coperti di pellicce d’orso, ciò non toglie il disagio che questo mio sentire mi provoca costantemente. Dicevo, non lo so bene quando tutto questo è iniziato e non so nemmeno se vi sia un qualche rimedio. Non riesco a pensare di lasciarmi pervadere da un senso di gioia e tripudio dinnanzi alla meravigliosa avventura della vita, proprio non riesco. Dev’esserci in me un qualche difetto di fabbrica, probabilmente congenito, che non mi permette di apprezzare a pieno la nostra avventura terrena. 

Insomma, io credo davvero alla felicità di tutta quella gente più o meno soddisfatta della sua esistenza con un lavoro  d’ufficio, il consorte a casa, i figli, le piante da annaffiare, le ferie a Rimini su lettini disposti in file ordinate, le feste comandate, le cene in famiglia ecc. ecc., non posso che provare invidia per loro, ma non posso fare a meno di chiedermi come fanno. Cos’hanno in più di me? O cosa manca loro? Quale oscuro segreto si cela dinanzi a tanto lasciarsi travolgere dal flusso vitale, senza tentare di opporgli una strenua resistenza? Cosa rende accettabile il tran tran quotidiano a milioni di persone? E perché a me tutte queste cose appaiono di un’insignificanza che talvolta mi spaventa? Perché in fondo io mi rendo perfettamente conto di avere un bug da qualche parte dentro il mio software (evvai con le metafore nerd :D), ma proprio non capisco. Sono cose innate? Si impara? Ci si rassegna? Insomma, come diamine funziona?