Archivi del mese: aprile 2007

enjoy the silence

Niente fa più chiasso del silenzio che s’instaura dopo la fine di un canto che c’è sempre stato. E’ così strana la mancanza di quello scompenso psico-fisico, inevitabile quando di mezzo c’era una determinata persona. Adesso posso dirlo con certezza…è finita veramente. Mi sto lentamente rendendo conto di ciò che comporta la voragine che si è creata, dove una volta, pochissimo tempo fa, c’era un gigantesco groviglio di emozioni. E’ una sensazione strana che racchiude in sé due sentimenti diametralmente opposti: da un lato una tristezza avvilente per la chiusura effettiva del capitolo più travolgente delle mia vita; dall’altro un sollievo rilassante per la fine di tutti i molteplici drammi che quel groviglio di sentimenti ha sempre portato con sé. It’s over…it’s really over…nel bene e nel male.

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Aria in testa

Il punto è, che non è più tempo di pensare! Basta, ho passato l’adolescenza ad essere quella con la testa sulle spalle, sono stufa! E mi sono rotta anche di torturare i miei poveri neuroni con quell’adorabile scemo! E’ l’ora di fare altro…”Stop contemplating, start celebrating…yeah, you gotta live before you die” (Social Distortion, “Live before you die”)…è il momento di provare la piacevole sensazione di avere nient’altro che aria nel cervello. Così, per favorire quest’umore da totale cazzeggio, ho deciso di abolire tutte la canzoni troppo lente…il cult di questi giorni è Bob dei Nofx…

I love Homer

Credo che Homer Simpson sia il mio uomo ideale! Ok, è flaccido, pelato, un ubriacone di pessimo aspetto, ma è incredibilmente saggio! “Non dirlo mai più! I rischi stupidi sono il motivo per cui vale la pena di vivere la vita!”…ad esempio! E poi I Simpson sono il cartone animato più mitico del mondo…forse dopo Spongebob…Ci hanno pure scritto un libro, “I Simpson e la filosofia”, s’intitola, e analizza i singoli personaggi di Springfield in un’ottica abbastanza particolare, ovvero prendendoli in considerazione per trattare dottrine filosofiche. Libro caldamente consigliato a chi come me è malato di filosofia, ma anche a chi semplicemente adora il cartone animato. Anzi, anche i detrattori di questo programma tv dovrebbero leggerlo, forse capirebbero che dietro all’apparente volgarità ed alla demenza ostentata, c’è una critica feroce, mirata ed ironica alla societa americana. Se negli States ci fossero più Matt Groening (per chi non lo sapesse l’ideatore della serie), forse la loro società funzionerebbe un po’ meglio…

Smile while you’re alive

Il buonumore è una gran bella cosa, soprattutto quando è abbastanza immotivato! Poi ci sono le canzoni che aiutano tantissimo, tipo Lollipop di Mika! E aiuta moltissimo anche rendersi conto che in fondo non è più amore ciò che si prova per la persona della quale si è stati innamorati degli anni, ma è un sentimento diverso…anche quello mette un sacco di allegria! Poi vabbè, se il sopracitato essere umano ha un’inquietante affinità con il personaggio di Serse nel film “300”, beh, in quel caso…è molto meglio rivolgere le proprie attenzioni altrove. Ok, sono e resto una persona di carattere piuttosto schizofrenico in realtà, ma preferisco di gran lunga gli sbalzi d’umore ad una costante apatia…

Spleen

Oggi è una di quelle giornate in cui si ha voglia solo di stare nel letto, a guardare le lancette che girano…è una di quelle giornate da “spleen”, in cui non c’è motivo per essere di cattivo umore, ma allo stesso tempo non si è felici, nasce una malinconia difficile da spiegare a parole…il mio adorato Charles ha scritto una serie di poesie su questo stato d’animo, la prima che ho letto e che mi ha fatto innamorare di lui è questa:

Spleen

di Charles Baudelaire

Quando il cielo basso e grave pesantemente incombe

Sullo spirito che geme in preda a lunghe pene

E serrando tutto il giro d’orizzonte versa

Una luce nera più triste della notte

Quando la terra si trasforma in umida cella

Dove la Speranza, come un pipistrello

Sbatte contro i muri con le timide ali

E urta con la testa nei soffitti marciti

Quando la pioggia spiegando le sue immense strisce

Imita le sbarre di una prigione smisurata

E un muto popolo di ragni si mette, infame,

a tessere la sua tela dentro il nostro cervello

con furia e all’improvviso esplodono campane

e lanciano verso il cielo un urlo orrendo

che sembra il gemito ostinato

di erranti spiriti senza patria

E senza musica né fanfara, lunghi carri funebri

Sfilano lentamente nella mia anima sconfitta

Piange la Speranza e, dispotica, l’Angoscia atroce

Sul mio cranio arreso pianta il suo vessillo nero.